Rom, il campo non è una soluzione

Rom, il campo non è una soluzione

I dati emersi alla presentazione di Figli dell’abbandono, il rapporto dell’associazione 21 luglio firmato da Stasolla e Ippolito

Per anni il campo rom è stato raccontato come un problema da gestire. A Giugliano in Campania si prova a superare un modello abitativo che produce segregazione. Una politica della casa capace di restituire diritti e autonomia. È questa la partita che riguarda via Carrafiello, dove vivono 545 persone, 316 delle quali minori. Un insediamento nel quale mancano ancora acqua corrente, elettricità e un sistema fognario adeguato. Un campo che l’associazione 21 luglio considera uno dei casi più critici di segregazione abitativa in Italia. Come ha ricordato il presidente Carlo Stasolla alla presentazione dello scorso lunedì proprio a Giugliano di Figli dell’abbandono, il rapporto dell’associazione 21 luglio dedicato alla condizione delle comunità rom e sinte negli insediamenti italiani. Il tema, dunque, non è soltanto quello delle condizioni materiali del campo. È il meccanismo che lo ha prodotto e mantenuto nel tempo.

«Il nomadismo è una scusa per giustificare queste situazioni», ha detto alla presentazione Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato, ricordando che molte delle persone che vivono a Carrafiello sono cittadini italiani e i bambini che crescono nel campo sono bambini italiani. È proprio l’infanzia a rendere evidente quanto il problema non possa essere confinato alla dimensione dell’emergenza abitativa. Nel campo i minori rappresentano il 58% della popolazione. La stessa associazione 21 luglio segnala che 116 dei 316 bambini hanno meno di sei anni.

Nel frattempo qualcosa si sta muovendo sul piano istituzionale. A maggio una delegazione della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato ha visitato l’insediamento insieme alla vicepresidente Castellone, alla vicesindaca di Giugliano Bianca Perna, ed ai rappresentanti di 21 luglio. Poche settimane dopo è arrivata l’approvazione del Piano di Azione Locale per il superamento di Carrafiello. È un passaggio importante, ma non ancora risolutivo. Significa che esiste una cornice progettuale, mentre la vera sfida è trovare le risorse e trasformare il piano in percorsi abitativi concreti. Ed è qui che il dibattito si sposta dalla logica del campo a quella della casa. «Il tema è la casa», ha sottolineato l’assessore alle Politiche sociali della Regione Campania, Andrea Morniroli. L’assessore ha sottolineato il lavoro della cabina di regia regionale.

LEGGI ANCHE: Rukeli vince i Nastri d’Argento

L’obiettivo, ha chiarito Morniroli, non dovrebbe essere costruire un percorso separato per le famiglie rom, ma inserirle dentro le politiche abitative complessive, utilizzando anche il patrimonio immobiliare pubblico e, dove possibile, i beni confiscati. È un cambio di prospettiva tutt’altro che secondario. Perché superare un campo non significa semplicemente spostare le persone altrove. Significa costruire una soluzione che permetta alle famiglie di vivere in abitazioni ordinarie, accedere ai servizi, mandare i figli a scuola, lavorare e partecipare alla vita della città senza essere concentrate in uno spazio separato. I risultati ottenuti a Torino e Latina da 21 luglio mostrano che non si tratta di un obiettivo irrealizzabile. Stasolla ha ricordato che nel solo 2025 sono stati superati cinque insediamenti in diverse città italiane e che altri percorsi sono in corso.

«Superare i campi è possibile. Costa di più mantenere il campo, che trovare una soluzione definitiva», ha osservato l’ex dirigente alle Politiche sociali del Comune di Giugliano e coautore del libro, Michele Ippolito. A Giugliano i minori rom coinvolti nei percorsi di scolarizzazione sono passati da 65 a quasi 150 attraverso il progetto RSC. Ma anche questo risultato rischia di rimanere parziale se non viene accompagnato da una trasformazione delle condizioni abitative. Perché chiedere a un bambino di andare a scuola mentre vive in un luogo senza acqua corrente, elettricità e servizi essenziali significa chiedere alla scuola di compensare problemi che la scuola, da sola, non può risolvere. La questione riguarda quindi anche il modo in cui una città considera una parte dei propri abitanti. Ippolito ha parlato della necessità di superare una rappresentazione dei rom come popolazione da confinare e ha richiamato il peso dell’antiziganismo, un fenomeno ancora poco affrontato nel dibattito pubblico.

«Il problema principale è in primis sul piano culturale», ha spiegato Morniroli, ricordando come lo stigma e il pregiudizio abbiano accompagnato per decenni le politiche rivolte alle comunità rom. È anche per questo che il superamento di Carrafiello non può essere affidato soltanto al Comune di Giugliano. Le condizioni finanziarie e amministrative degli enti locali rendono necessario un intervento coordinato tra Regione, Stato, Comuni, terzo settore e comunità interessate. La stessa esperienza di Carrafiello dimostra quanto sia fragile una strategia fondata soltanto sulla gestione dell’emergenza. Negli ultimi anni l’area è stata interessata da incendi, accumuli di rifiuti e interventi di bonifica, mentre il problema abitativo è rimasto sostanzialmente irrisolto. Le istituzioni hanno intensificato i controlli e gli interventi ambientali, ma hanno anche confermato che il percorso deve comprendere soluzioni sociali e abitative strutturali. La sfida è evitare che la parola superamento diventi soltanto un’altra formula amministrativa. Un campo si supera quando una famiglia entra in una casa, quando un bambino può crescere senza che la sua condizione abitativa determini il suo accesso ai diritti, quando la presenza rom smette di essere considerata un’eccezione da governare separatamente.

@dalsociale24

Redazione
ADMINISTRATOR
PROFILE

Posts Carousel

Latest Posts

Top Authors

Most Commented

Featured Videos

Skip to content