Il G20 Ambiente e il futuro di Napoli

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La posizione di tre organizzazioni ambientali che operano su Napoli

Intorno alle 10 di questa mattina si apriva a Palazzo Reale a Napoli il G20 Ambiente. Poco prima al porto commerciale di Napoli un gruppo di manifestanti chiedeva lo stop immediato della manifestazione sfilando con uno striscione con su scritto “Lavoro, salute, ambiente. La vita è una sola. Insorgiamo”. Non è stata – e non sarà – l’unica contromanifestazione. In questo momento altri attivisti hanno bloccato il traffico veicolare allo svincolo della A3 di Ponticelli, nella zona orientale di Napoli. Oggi alle 16 è prevista a piazza Dante la manifestazione EcoParade, organizzata, tra gli altri, da Fridays for future, Stop Biocidio, GreenPeace. Da martedì 20 ad oggi si tiene l’Ecosocialforum, una tre giorni di confronto e mobilitazione. Tra i temi la giustizia ambientale, la contrarietà alla Tav e alle Grandi Navi, le decennali battaglie su salute e ambiente dei comitati campani.

In una manifestazione come il G20 i temi al centro del dibattito tra i ministri dell’ambiente non sono certo locali. Vanno dal riscaldamento climatico all’inquinamento da plastica. Il summit si svolge però in un territorio che è storicamente legato a doppio filo a diverse questioni ambientali. Per questo abbiamo voluto chiedere ai rappresentati di tre organizzazioni che operano sul territorio cosa rappresenta per Napoli questo G20 Ambiente.

Cosa rappresenta per il mondo associativo questo G20 Ambiente?
«Per sapere cosa può rappresentare realmente dobbiamo attendere le conclusioni di domani pomeriggio. Se le posizioni dovessero andare verso la direzione tracciata dal movimento ambientale, potremo dirci soddisfatti. Senza dubbio dovrà emergere un reale impegno contro il riscaldamento climatico, una lotta ferrea all’inquinamento da plastica, sulla scia della legge Salvamare che speriamo sia presto calendarizzata in Aula», ha detto il presidente di Let’s do It! Italy, Vincenzo Capasso.

Per la presidente di Cleanap, Emiliana Mellone, questo appuntamento «può essere provocatoriamente inteso come una promessa di aiuto concreto alla cittadinanza. Dall’altro può essere, viceversa, una provocazione organizzare un appuntamento come questo su un territorio martoriato su questo fronte. In ottica propositiva ci aspettiamo che i grandi del mondo prendano un impegno concreto per supportare le politiche ambientali anche a livello cittadino».

Per Marco Ferruzzi di K Marin: «È una opportunità anche per la città e per sensibilizzare chi ancora non ha ben chiaro il fatto che un secondo pianeta non ci è concesso a cominciare da chi ci ha amministrato che è sembrato troppo poco attento a questioni che ormai in città non possono più attendere. Penso a Bagnoli e a Napoli est».

Napoli al centro del mondo sul fronte ambientale.
Vincenzo Capasso sottolinea che «Napoli è da decenni al centro del dibattito ambientale. Almeno quello nazionale. Le questioni da affrontare restano le stesse. La speranza è che, per quanto locali, siano affrontate, anche in minima parte, nel dibattito di questi giorni per segnare un reale cambio di paradigma sul fronte ambientale in città, ma non solo».

«Una scelta che ipotizzo quale simbolica. Perché sappiamo che invece Napoli è molto spesso al centro delle questioni ambientali per questioni complicate. Dall’emergenza rifiuti alle bonifiche inesistenti a Bagnoli, a San Giovanni. Fino alla mobilità sostenibile, ma anche la mobilità in senso stretto, che è molto lontana da quello accettabile di una metropoli urbana», ha sottolineato la presidente di Cleanap.

Ferruzzi sostiene che «Napoli è sicuramente la scelta opportuna se si voleva mostrare al mondo come anche chi è stato baciato dalla fortuna godendo di un immenso patrimonio naturale può ridursi se non si mette al centro della politica la questione ambientale. Basti pensare alla tragedia del verde pubblico. Purtroppo dubito che chi l’amministrazione uscente e quelle che l’hanno preceduta abbia chiaro il problema».

Cosa dovrebbe fare il prossimo sindaco di Napoli sotto il profilo socio-ambientale?
Per Vincenzo Capasso il prossimo sindaco di Napoli dovrà «in primo luogo affrontare le questioni ambientali in maniera più diretta. Sedersi ai tavoli di discussione. Ragionare sul benessere del territorio e dei cittadini. Perché, per quanto siano maggiormente di competenza regionale, sono i cittadini di Napoli che vivono da decenni i drammi delle mancate bonifiche di Bagnoli e San Giovanni, quello dei Bipiani di Ponticelli, dove persone vivono nell’amianto. Sarà necessario fare un salto di qualità anche sulla raccolta differenziata, equiparando il servizio in ogni quartiere. Ragionare su un sistema di trasporti integrato e sostenibile, che possa dare largo spazio anche ad infrastrutture green basate su energia rinnovabile e non fossile».

In vista delle prossime amministrative di Napoli Cleanap aveva lanciato, lo scorso febbraio, degli spunti per Napoli. «Vorremmo che ci fosse nei prossimi cinque anni un’implementazione programmatica delle attività che, insieme ad altre associazioni ambientaliste, promuoviamo da anni. Proveremo a capire il posizionamento dei vari candidati e ad influenzarli positivamente verso queste policy».

Per Ferruzzi il prossimo sindaco di Napoli dovrà «mettere al centro i grandi problemi irrisolti della città, a cominciare dalle bonifiche delle aree inquinate. Avrà il dovere morale ed etico di far entrare nella agenda politica nazionale i drammi di Napoli est e di Bagnoli. Ma occorre anche iniziare a pensare al verde urbano come ad una infrastruttura necessaria per la vita della città».

@ciro_oliviero

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