A Braga si parla di città che cambiano

A Braga si parla di città che cambiano

L’intervista a Simone d’Antonio, urbanista e lead expert della rete

Il futuro dei centri urbani passa da tre parole: mobilità, prossimità, qualità della vita. Ma per capirlo davvero bisogna saper ascoltare le città anche quando cala il sole. Un confronto che avrà luogo oggi a Braga, in Portogallo, durante l’evento Cities in the City, promosso da URBACT e dall’Associação Quadrilátero nell’ambito del progetto Cities@Heart. Un’occasione preziosa per far dialogare esperienze europee, visioni urbane e pratiche concrete per il rilancio dei centri cittadini.

L’evento mette assieme volti noti del dibattito internazionale sulla città. Da Carlos Moreno, l’ideatore del concetto di “città dei 15 minuti”, a Pietro Elisei. Da Mar Santamaria Varas a José Gomes Mendes. Idee, pratiche e proposte si incroceranno sul palco dell’Altice Braga Forum, con l’obiettivo condiviso di rimettere al centro le persone, il tempo e lo spazio urbano, senza dimenticare nessuno, nemmeno chi vive – o lavora – quando la città dorme.

Tra gli ospiti, anche Simone d’Antonio, urbanista e lead expert della rete Cities After Dark, che ha portato un punto di vista spesso ignorato: quello della città notturna. E non parliamo solo di luci, locali o divertimento, ma di un’intera infrastruttura che vive tra le 18 e le 6 del mattino, con persone che lavorano, si curano, si spostano, studiano o semplicemente vivono.

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«La città è progettata per funzionare di giorno, ma dalle sei di pomeriggio in poi prende vita un’altra dimensione – spiega Simone d’Antonio – Non si tratta solo dei settori tradizionalmente legati alla notte, come cinema, teatri, musica dal vivo o ristorazione, ma anche porti, ospedali e servizi pubblici che rappresentano comparti in grado di impiegare migliaia di persone ogni giorno», ha detto a dalSociale24 Simone d’Antonio. La rete Cities After Dark sta accompagnando dieci città europee nella «definizione di azioni-pilota e piani integrati che esplorano le potenzialità della notte come dimensione di innovazione, sviluppo e coesione sociale».

Le azioni messe in campo sono molteplici come ci ha spiegato d’Antonio. «Dal riuso temporaneo di aree verdi e spazi pubblici per attività culturali e comunitarie nelle ore serali e notturne, all’estensione del trasporto pubblico e degli orari di apertura di asili, negozi e biblioteche, con Cities After Dark stiamo testando nuovi modelli di vivere urbano che garantiscano il diritto alla città di notte per tutti».

Allo stesso tempo Cities After Dark «sta promuovendo – racconta Simone d’Antonio – forme inedite di governance collaborativa della notte, dialogando con città che in Europa e nel mondo stanno affrontando questa tematica e favorendo la trasformazione dei gruppi partecipativi coinvolti nel progetto in vere e proprie Night Commission, dove gli attori del settore, la società civile e il mondo istituzionale possano dialogare e realizzare insieme azioni comuni per rilanciare un settore-chiave per la vivacità economica e culturale delle nostre città».

@dalsociale24

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