Quattro giorni tra scienza, educazione ambientale, arte e partecipazione per riportare al centro la tutela degli ecosistemi marini
Non soltanto parlare di mare, ma imparare a conoscerlo per poterlo proteggere. È questa l’idea alla base del Big Blue Festival, che dal 27 al 30 agosto torna all’Antica Tonnara Su Pranu di Portoscuso, nel sud Sardegna, per la sua undicesima edizione. Quattro giornate nelle quali scienza, educazione ambientale, arte e partecipazione si incontrano su tutela del mare e della biodiversità. Il festival è promosso da ArgoNautilus, con il patrocinio del Comune di Portoscuso e il contributo della fondazione di Sardegna. Una kermesse che ha costruito negli anni la propria identità intorno alla divulgazione scientifica e alla sensibilizzazione ambientale.
Una delle caratteristiche più interessanti dell’iniziativa è il tentativo di rendere l’educazione ambientale un’esperienza accessibile, soprattutto alle nuove generazioni. Si parte infatti con laboratori sul riciclo creativo e sul riutilizzo della plastica, attività pensate per trasformare concetti come sostenibilità e tutela dell’ambiente in esperienze concrete. Non una lezione sull’ecologia, dunque, ma un modo per avvicinare anche i più piccoli alla consapevolezza di quanto le azioni quotidiane possano incidere sull’ambiente. Il mare sarà naturalmente il protagonista principale. Tra gli appuntamenti ci sarà il racconto del Posidonia Art Reef, il museo sottomarino realizzato a Bogliasco, in Liguria, che unisce arte, ricerca scientifica e partecipazione della comunità. E proprio la posidonia sarà uno dei temi ricorrenti del festival, insieme alla biodiversità dei fondali e alla necessità di conoscere gli ecosistemi marini per poterli preservare.
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A raccontare il mare da prospettive diverse saranno anche chi lo vive quotidianamente e chi lo studia. Il programma mette infatti a confronto l’esperienza dei pescatori con quella dei ricercatori, affrontando le trasformazioni degli ecosistemi lagunari, la presenza delle specie aliene e le conseguenze delle pressioni esercitate sugli ambienti naturali. Non manca poi il lavoro sul campo. Tra gli ospiti figura Marevivo, con un appuntamento dedicato alla tutela delle coste e alle attività di pulizia dei litorali portate avanti dai volontari nel Sulcis. Un’esperienza che permette di collegare la divulgazione alla partecipazione diretta.
L’ambiente, però, non viene affrontato soltanto attraverso la scienza. Fotografia, arte, musica, teatro e narrazione diventano strumenti per costruire un rapporto diverso con la natura. La mostra dedicata alle meraviglie sommerse della Sardegna porterà il pubblico alla scoperta della biodiversità dei fondali. Il Carnevale del Mare e le attività artistiche per bambini proporranno una dimensione più partecipativa e comunitaria. È probabilmente questo l’aspetto che distingue il Big Blue Festival. La tutela del mare viene proposta come una questione culturale e collettiva, non soltanto scientifica. Conoscere gli ecosistemi, raccontarli, fotografarli, studiarli e coinvolgere le persone che vivono il territorio significa costruire quella consapevolezza che può trasformarsi, nel tempo, in comportamenti e forme di partecipazione.
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