CPR, ad ASGI e Cittadinanzattiva

CPR, ad ASGI e Cittadinanzattiva

Già con la sentenza n. 7839 del 2025 il Consiglio di Stato aveva annullato alcune parti del precedente schema di capitolato

Il Ministero dell’Interno avrà sei mesi di tempo per riscrivere il capitolato d’appalto che disciplina la gestione dei Centri di permanenza per il rimpatrio. Un procedimento che dovrà arrivare dopo aver svolto una reale istruttoria sulle condizioni di salute delle persone trattenute. È quanto stabilisce la sentenza n. 5450/2026 del Consiglio di Stato. La sentenza accoglie il ricorso presentato da ASGI e Cittadinanzattiva, giudicando insufficiente l’intervento finora adottato dal Viminale per adeguarsi alle precedenti decisioni della giustizia amministrativa. La pronuncia rappresenta un nuovo capitolo nella tutela del diritto alla salute e delle persone più vulnerabili all’interno dei CPR.

Secondo i giudici di Palazzo Spada, il Ministero si sarebbe limitato a un adeguamento esclusivamente formale del capitolato. Avrebbe recepito la direttiva ministeriale del 19 maggio 2022 senza però affrontare le criticità sostanziali già evidenziate dalla precedente sentenza del Consiglio di Stato del 2025. Il nuovo provvedimento impone invece una verifica approfondita delle condizioni effettive nei CPR, con particolare attenzione all’assistenza sanitaria e psicologica, alla gestione delle persone con fragilità psichiche, alle misure di prevenzione del rischio suicidario e alla formazione del personale impiegato nelle strutture. L’istruttoria dovrà essere realizzata in collaborazione con il Ministero della Salute e con il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, chiamati a fornire elementi utili per la definizione del nuovo capitolato.

La vicenda giudiziaria
La decisione arriva dopo un lungo contenzioso avviato dalle due associazioni. Già con la sentenza n. 7839 del 2025 il Consiglio di Stato aveva annullato alcune parti del precedente schema di capitolato. Sentenza che aveva imposto al Ministero dell’Interno di introdurre specifiche garanzie a tutela della salute delle persone trattenute. Secondo ASGI e Cittadinanzattiva, tuttavia, le modifiche successive non avrebbero risolto le criticità evidenziate dai giudici. Per questo, nel marzo 2026, le due organizzazioni sono tornate davanti al Consiglio di Stato denunciando quella che hanno definito un’attuazione meramente formale della sentenza. La nuova pronuncia dà loro ragione, stabilendo che il Viminale dovrà ora procedere a una vera ricognizione delle condizioni esistenti nei centri prima di predisporre il nuovo schema di affidamento.

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«In Italia solo le persone straniere possono essere trattenute in luoghi la cui gestione è totalmente affidata a soggetti privati», sottolineano ASGI e Cittadinanzattiva. «In questo contesto, il capitolato d’appalto è l’unico strumento giuridico in grado di imporre agli enti gestori le attività e i servizi necessari a garantire i diritti fondamentali delle persone trattenute. Per questo il Consiglio di Stato richiede un’esecuzione piena e seria della sentenza, in cui un ruolo essenziale spetta ai soggetti intermedi, come il Ministero della Salute e il Garante nazionale, che hanno l’obbligo di verificare e segnalare le criticità esistenti nei centri», hanno scritto ASGI e Cittadinanzattiva.

Al centro salute mentale e prevenzione dei suicidi
Uno degli aspetti più rilevanti della sentenza riguarda proprio la salute mentale delle persone trattenute. Il Consiglio di Stato chiede infatti che il nuovo capitolato tenga conto delle condizioni delle persone con vulnerabilità psichiatriche, delle modalità di presa in carico sanitaria e delle misure adottate negli ultimi cinque anni per prevenire episodi critici, compresi i suicidi e i tentativi di suicidio. La sentenza apre ora una nuova fase. Entro sei mesi il Ministero dell’Interno dovrà predisporre un nuovo capitolato fondato su dati, verifiche e valutazioni concrete, con l’obiettivo di rafforzare le garanzie sanitarie e la tutela delle persone trattenute nei CPR.

@dalsociale24

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