Dal 14 al 17 ottobre, negli spazi della Società Napoletana di Storia Patria al Maschio Angioino, la seconda edizione
La pace non è soltanto un principio da difendere o una parola da pronunciare quando una guerra finisce. È anche un insieme di competenze, professioni e percorsi di formazione. Dalla cooperazione internazionale alla mediazione dei conflitti, dall’assistenza umanitaria alla tutela dei diritti umani, dal giornalismo alla ricerca. Esiste un mondo professionale che lavora ogni giorno nei contesti di crisi e che spesso rimane lontano dai percorsi ordinari di orientamento universitario. È da questa consapevolezza che nasce la seconda edizione della Peace School Mario Paciolla, promossa dall’Università di Napoli L’Orientale e dal Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. Dal 14 al 17 ottobre, negli spazi della Società Napoletana di Storia Patria al Maschio Angioino, cinquanta studentesse e studenti universitari potranno partecipare gratuitamente a quattro giornate dedicate alle professioni della pace. Le candidature sono aperte fino al 30 settembre.
Non esiste un’unica strada per diventare operatori della pace. Ci sono percorsi universitari, specializzazioni, esperienze sul campo, competenze giuridiche, capacità di analisi geopolitica, conoscenze linguistiche e interculturali. E ci sono organizzazioni internazionali, ong, istituti di ricerca e realtà umanitarie che richiedono professionalità differenti. Per quattro giorni, la Peace School metterà in dialogo proprio questi mondi attraverso lezioni, laboratori, simulazioni e proiezioni di film e documentari. L’obiettivo dichiarato dall’Università è avvicinare gli studenti alle professioni della pace e offrire loro strumenti di formazione e riflessione critica.
La scelta di intitolare la scuola a Mario Paciolla dà a questo percorso un significato ulteriore. Paciolla, napoletano ed ex studente dell’Orientale, lavorava come operatore di pace nella missione delle Nazioni Unite in Colombia quando morì nel luglio 2020. La scuola nasce anche per mantenere viva la memoria del suo impegno e trasformarla in un’occasione rivolta alle nuove generazioni. Il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, che promuove l’iniziativa insieme all’Orientale, lega infatti il ricordo di Paciolla alla necessità di far conoscere ai giovani le professioni che operano nei territori segnati da guerre e crisi. L’obiettivo è mostrare che dietro la parola pace esiste un lavoro fatto di competenze, responsabilità e presenza sul campo.
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È un tema particolarmente attuale in una fase internazionale segnata da conflitti e crisi umanitarie. Ma proprio per questo la formazione diventa una componente essenziale: conoscere gli strumenti della cooperazione, della mediazione e della protezione dei diritti significa anche costruire professionalità capaci di intervenire nei contesti più complessi. La seconda edizione amplia inoltre la partecipazione. Saranno 50 i posti gratuiti, rispetto ai 30 della prima edizione. Accanto agli universitari selezionati, l’iniziativa prevede anche la possibilità per numerosi studenti delle scuole superiori di assistere alle attività in qualità di uditori.
La Peace School guarda anche oltre i quattro giorni di ottobre. Tra gli obiettivi dei promotori c’è infatti quello di trasformare l’iniziativa in un appuntamento annuale stabile, capace di costruire nel tempo una rete tra università, organizzazioni umanitarie, scuole di pace e realtà impegnate nella cooperazione internazionale. In questo senso, la scuola dedicata a Mario Paciolla prova a spostare il discorso sulla pace da un terreno esclusivamente ideale a quello della formazione e del lavoro. La pace ha bisogno di persone preparate a costruirla. Nei territori di guerra, nelle organizzazioni internazionali, nei progetti di cooperazione, nella ricerca, nell’informazione e nella tutela dei diritti. Ed è forse questo il lascito più concreto di una scuola intitolata a un giovane cooperante morto mentre svolgeva il proprio lavoro: trasformare una storia individuale in una possibilità per altri giovani. Non soltanto ricordare Mario Paciolla, ma far conoscere a chi oggi studia le competenze e le professioni attraverso cui continuare a lavorare per la pace.
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