Sicilia ultima per impianti di depurazione

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Il 73 per cento degli agglomerati isolani sono sotto infrazione europea

Dal 2004 l’Italia è incorsa in quattro procedure di infrazione su raccolta e trattamento delle acque reflue da parte della Commissione europea. Il tema è stato al centro dell’audizione della commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati tenutasi questo pomeriggio. La Sicilia è la regione maggiormente interessata con il 73 per cento degli agglomerati sotto infrazione europea. Ed incide per oltre il 50 per cento sulle infrazioni nazionali, per una cifra pari a 17 milioni di euro.

Secondo la normativa gli enti locali hanno il compito di eseguire le attività di ricognizione delle infrastrutture, programmare gli interventi, redigere il piano economico finanziario. Il governo centrale ha ugualmente assegnato risorse e nominato commissari straordinari per accelerare la realizzazione degli interventi. L’operato del ministro dell’Ambiente ha permesso, inoltre, di ridurre da 30 a 23 i milioni delle sanzioni impostate dall’Ue.

Per la Sicilia è stato stanziato 1 miliardi per 96 interventi. Ulteriori 143, 5 milioni sono arrivati dal Patto per il Sud sempre per la messa in conformità degli impianti. Nello specifico 120 alla Città metropolitana di Catania e 40 alla Città metropolitana di Palermo. «E’ impensabile – ha detto la senatrice Barbara Floridia – che al 2020 esistano città senza fognature e che i depuratori siciliani non funzionino. Qui non si tratta di valorizzare e mettere in sicurezza una terra, la Sicilia, tra le più belle al mondo ma di avere un sistema di fognature e depurazione adeguato per la tutela della vita e della salute dei cittadini oltre che salvaguardare il nostro mare».

Stefano Malla

Redazione
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