Le procedure di sanatoria dei braccianti

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L’intervista al segretario nazionale Fai Cisl, Mohamed Saady

Per ora la misura di regolarizzazione dei braccianti procede a rilento, anche se le domande potranno essere presentate dal 1 giugno al 15 luglio. I malumori maggiori si registrano al sud. In particolar modo in Campania e Puglia. Territori dai quali, secondo le stime di Confagricoltura, potrebbero essere regolarizzati rispettivamente 5 mila e 2 mila lavoratori senza permesso di soggiorno. Molte organizzazioni di categoria sono più propense ad utilizzare i corridoi verdi dopo il 3 giugno. In quella data dovrebbero essere aperte le frontiere nazionali. Questo permetterebbe infatti ai lavoratori stagionali, provenienti principalmente da Romania e Bulgaria, di trovare lavoro nei campi. Su questo punto la Fai Cisl evidenzia che negli anni precedenti in Campania, ad esempio, arrivano almeno 30 mila stagionali. Lo stesso numero di quanti sono stimati come irregolari.

«Più che di dati oggettivi – evidenzia il segretario nazionale della Fai Cisl, Mohamed Saady – si parla di scelte delle aziende. Molto dipenderà da come sarà possibile regolarizzare, ma in generale se vogliono personale qualificato, che ha già lavorato in agricoltura, la platea è ampia e disponibile. Poi – aggiunge Saady – è comprensibile che vogliano puntare sui corridoi verdi per avere manodopera già conosciuta, infatti anche quello è un canale importante, però basta scuse. E soprattutto basta con la retorica del voucher, che non serve a niente in agricoltura se non a destrutturare diritti e tutele».

Il segretario nazionale della Fai Cisl nel tardo pomeriggio di ieri ha preso parte, con gli altri sindacati agricoli, all’incontro con il viceministro dell’Interno Matteo Mauri. Al centro della discussione la norma per l’emersione dei rapporti di lavoro. In quella sede la Fai Cisl ha avanzato diverse proposte migliorative. Sui processi di regolarizzazione, sui tempi della burocrazia. Un mese e mezzo potrebbe non bastare per l’importante carico di lavoro che avranno questure e prefetture. Mohamed Saady ha sottolineato che «abbiamo ottenuto un chiarimento importante sul fatto che il lavoratore su cui è stata avviata richiesta di emersione non deve necessariamente essere vincolato al datore che ha avviato la procedura, ma può nel frattempo essere impiegato altrove».

Come evidenzia Saady, e ha evidenziato durante l’incontro Mauri, «ci sono differenze con le precedenti emersioni perché qui si contempla anche il contratto di lavoro ex novo. Inoltre si parla di stranieri, non stranieri irregolari, per non escludere ad esempio richiedenti asilo regolarmente presenti. Altro aspetto positivo è che nel decreto sono contemplate le attività connesse, il che vuol dire che tramite i codici Ateco saranno individuabili senza ambiguità tante altre casistiche di lavoro agricolo, zootecnico e ambientale, in cui il lavoro nero è ancora molto diffuso».

Ciro Oliviero

Redazione
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