Emersione dal nero, 6 mesi di permesso

Emersione dal nero, 6 mesi di permesso

Esclusi imprenditori con procedimenti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e caporalato

La regolarizzazione degli irregolari – soprattutto in agricoltura – è stato un cavallo di battaglia del ministro dell’Agricoltura. Nel corso della conferenza stampa di presentazione del dl Rilancio di ieri sera Teresa Bellanova si è commossa. Il tira e molla con il M5S su quali punti tenere a quali togliere dal decreto è durato fino alle battute finali della partita. Alla fine l’hanno spuntata, per certi aspetti, entrambi.

Ma quanti saranno gli irregolari ad essere regolarizzati? Nelle ultime settimane di numeri ne sono stati dati tanti. Fino a ieri sera ancora nel corso della conferenza stampa. A chiarirlo è stata questa mattina dalle pagine del Corriere della Sera il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. La titolare del Viminale ha detto che saranno 200 mila. Ed ha sottolineato il lavoro fatto dai ministri Bellanova, Catalfo e Provenzano.

La regolarizzazione non riguarda solo braccianti agricoli. Ma anche colf e badanti. A chiederla potranno essere sia il datore di lavoro che il lavoratore stesso. Quanti hanno un permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019 possono chiedere un permesso temporaneo di sei mesi. Se entro questo tempo otterranno un contratto di lavoro il loro permesso sarà tramutato in permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Per quanto concerne i datori di lavoro non potranno rientrare nella sanatoria quanti abbiamo una condanna negli ultimi cinque anni. Esclusi inoltre quelli con procedimenti penali per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione o di minore, per intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro, caporalato.

Così come è stata partorita – in attesa che il testo sia pubblicato in Gazzetta Ufficiale – la misura non piace a molti. Per Coldiretti il provvedimento arriva tardi in quanto i tempi del raccolto non combaciano con quelli del decreto. Sulla stessa linea anche Confagricoltura. Per Cia-Agricoltori Italia ed Alleanza delle cooperativa agroalimentari l’accordo è una soluzione parziale al problema.

Per questo gli imprenditori chiedono l’apertura dei corridoi verdi, ovvero canali di collaborazione con altri Paesi europei dai quali arriva parte della manodopera. Come già avvenuto in Germania e Gran Bretagna. Per quanto concerne la manodopera agricola è la Romania il Paese con il maggior rapporto di lavoratori. Sono circa 1/3 del totale impiegato nelle campagne.

Ciro Oliviero

Redazione
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