Come sostenere la didattica a distanza

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Enti, associazioni e privati stanno donando pc e tablet a studenti che ne hanno bisogno

La dad non comporta solo problemi organizzati per una famiglia e di lavoro per i genitori. Dietro l’obbligo di restare a casa per molti studenti ci sono diversi altri problemi. A partire dalla possibilità stesso di potersi collegare con i docenti ed i compagni di classe. Quello che gli inglesi chiamano digital divide e che in termini pratici è la mancanza di una connessione internet e/o di dispositivi per poter seguire la dad. Lo avevamo già raccontato lo scorso marzo in occasione del primo lockdown.

Con la chiusure delle scuole in molte regioni d’Italia il problema si ripresenta. Evidentemente in questi mesi i 236 milioni di euro stanziati dal ministero dell’Istruzione non sono bastati. O non sono stati spesi del tutto. Per quel che concerne la connessione gli operatori di telefonia mobile Vodafone, Tim e Wind hanno accolto gli appelli dei ministri Azzolina, Bonetti, Patuanelli e Pisano. Da oggi i giga utilizzati per seguire la dad non saranno scalati dal consumo previsto dagli abbonamenti. Questo raggiunge un’ampia fetta di popolazione, ma non certo tutta. I bambini che vivono nei vicoli stretti di Napoli e Palermo magari non riescono a ricevere un buon segnale sulla rete del cellulare e dunque per loro resta ancora un’incognita come riuscire a garantirsi il collegamento con la classe.

Altra questione riguarda i dispositivi con cui collegarsi. Premesso che seguire la didattica a distanza da uno smartphone è pressoché impossibile. Non in tutte le famiglie sono disponibili pc o tablet. Ed anche dove ci sono non è detto che siano sempre disponibili. Ci sono case in cui c’è un solo pc. E magari serve ad un genitore che lavora da casa perché in zona rossa. O ad un altro fratello. Se una famiglia ha quattro figli in età scolare è inimmaginabile che si possa dotare di altrettanti dispositivi elettronici per permettergli di seguire la dad.

Per ovviare a questo problema scende in campo la solidarietà. Così come era avvenuto nel primo lockdown, in cui diversi enti, associazioni e privati avevano donato pc e tablet a studenti che non potevano permettersi di acquistarli. Come aveva fatto la Fondazione Bonconapoli con la Adelaide Ristori di Forcella. Anche in questa seconda fase di dad sono molti gli enti ed i singoli che hanno lanciato campagne di raccolta di pc e tablet per donarli a chi ne ha bisogno. Una solidarietà sparsa per tutto lo stivale. Come a Gela con la nascita del banco digitale, ovvero la raccolta di pc e tablet da destinare ai meno abbienti. O ancora come a Fasano dove è stata lanciata l’iniziativa Catenaffe sempre per la raccolta di strumenti utili alla dad. Fino a Napoli, dove la cooperativa sociale Sepofà ha iniziato a raccogliere pc per studenti che ne hanno bisogno.

Stefano Malla

Redazione
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