L’obiettivo è una legge nazionale che superi le frammentazioni regionali e affronti anche lavoro e diritto a forme ibride, compatibili con la salute
L’ingresso della fibromialgia nei LEA, in vigore dal 30 ottobre, non deve essere vissuto come un traguardo. È il messaggio della conferenza stampa di ieri, 4 novembre, alla Camera dei Deputati, promossa dal vicepresidente Sergio Costa (M5S), che chiede di calendarizzare e approvare in tempi certi il DDL 601. «L’ingresso nei LEA è un passo atteso da anni – ha spiegato Costa – ma copre una persona su 20, quella con le forme più gravi. Le altre continuano a pagare di tasca propria visite e terapie, con regole che cambiano da una Regione all’altra». Il disegno di legge, firmato da quasi tutti i partiti, è fermo. L’obiettivo è una legge nazionale che superi le frammentazioni regionali e affronti anche lavoro e diritto a forme ibride, compatibili con la salute.
Cosa prevedono i LEA
L’esenzione (codice 068), con attestato biennale, spetta solo ai pazienti con punteggio superiore a 82 nel questionario FIQR. Comprende una visita reumatologica di controllo l’anno, un ciclo di 10 sedute di rieducazione motoria di gruppo, una visita psichiatrica in caso di comorbilità e cure termali a carico del SSN. Per le forme lievi o moderate visite, esami e terapie restano a carico del cittadino, salvo criteri più inclusivi decisi dalle Regioni.
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Le richieste di CFU-Italia
L’associazione ha presentato un documento aggiornato, chiedendo ai parlamentari di sottoscriverlo come impegno a procedere. «I beneficiari dei LEA sono circa 150 mila su 3 milioni di persone – ha spiegato la presidente Barbara Suzzi –: la platea va ampliata e vanno organizzati percorsi individuali e rieducativi». Richieste anche risorse mirate a progetti con impatti misurabili, senza contributi a pioggia: «Non sappiamo ancora in cosa si siano concretizzati i 5 milioni per la ricerca previsti nella Finanziaria 2022». Per Suzzi, limitare i LEA alle forme severe significa intervenire a danno già conclamato, mentre prevenzione e appropriatezza ridurrebbero i costi per il SSN. Concorda William Raffaeli (Fondazione ISAL, Istituto Superiore di Sanità): i pazienti fibromialgici sono tra gli oltre 11 milioni di persone con dolore cronico.
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