Nel 2025 sono 97 le persone impiegate dalla fondazione, il 71% delle quali in condizioni di fragilità
Per una persona che sta cercando di ricostruire la propria vita dopo un periodo di detenzione, trovare un lavoro non significa soltanto avere uno stipendio. Può significare riacquistare una quotidianità, sperimentare nuove responsabilità, costruire competenze e tornare a sentirsi parte di una comunità. È la prospettiva sulla quale da anni lavora la fondazione Progetto Mirasole. L’impresa sociale ha trasformato l’abbazia di Mirasole di Opera anche in un luogo di formazione e inserimento lavorativo. I numeri raccontano la dimensione di questo modello. Nel 2025 sono 97 i lavoratori della fondazione e il 71% si trova in una condizione di fragilità. Si tratta, tra gli altri, di rifugiati, ex detenuti e persone disoccupate. L’obiettivo non è soltanto creare occupazione, ma accompagnare le persone attraverso percorsi nei quali formazione, lavoro e autonomia procedono insieme.
È una scelta che attraversa le diverse attività dell’impresa sociale. Dalla ristorazione all’accoglienza, dalla gestione degli spazi alle iniziative culturali. Un modello nel quale il patrimonio storico dell’abbazia diventa anche un luogo dove sperimentare concretamente l’inclusione lavorativa. L’esperienza con le persone detenute è uno degli ambiti nei quali questo approccio si è sviluppato maggiormente. Il programma lavoro di Progetto Mirasole prevede infatti percorsi di orientamento, formazione, tirocinio e inserimento in azienda per persone provenienti dall’area penale. Il bilancio sociale dell’organizzazione documenta anche percorsi realizzati con detenuti prossimi al reinserimento, con l’obiettivo di creare un passaggio concreto tra il carcere e il mercato del lavoro.
Non è soltanto un’attività di accompagnamento. Il lavoro viene utilizzato come parte di un percorso di responsabilizzazione e acquisizione di competenze. È la stessa impostazione alla base dei progetti sviluppati nel settore della ristorazione, dove formazione e attività professionale vengono utilizzate per favorire il reinserimento sociale e lavorativo di detenuti ed ex detenuti, oltre che di rifugiati e richiedenti asilo. Tra le persone che hanno intrapreso questo percorso c’è Paolo, oggi lavoratore all’interno dell’abbazia. La sua storia parte da una detenzione e passa attraverso lo studio, il teatro e la formazione fino all’opportunità di lavorare a Mirasole. «Grazie all’opportunità di lavorare all’abbazia posso continuare a riprendere in mano la mia vita un pezzo alla volta», racconta. Una frase che sintetizza il senso di un percorso nel quale il lavoro non rappresenta semplicemente il punto di arrivo, ma uno degli strumenti attraverso cui tornare a costruire autonomia.
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In questa prospettiva si inserisce anche la Mirasole Academy. La struttura propone corsi gratuiti e percorsi rivolti alle persone che cercano lavoro o stanno affrontando una situazione di fragilità, oltre a formazione per imprese e terzo settore. La Fondazione è accreditata dalla Regione Lombardia e lavora con enti pubblici, imprese, cooperative e Centri per l’impiego per creare un collegamento tra formazione e occupazione. L’apertura del caffè letterario dell’abbazia di Mirasole, inaugurato il 25 settembre, si inserisce proprio dentro questa storia. Lo spazio nasce come luogo di lettura, cultura, incontro e convivialità, con un programma che comprende presentazioni di libri, musica, teatro, laboratori e iniziative per le famiglie. Ma, in un luogo che da anni intreccia attività produttive e inclusione, anche una nuova attività culturale può diventare parte di un sistema capace di generare opportunità.
È questa, in fondo, la scommessa dell’impresa sociale. Fare dell’inserimento lavorativo non una parentesi assistenziale, ma una componente dell’attività economica. Significa creare contesti nei quali una persona fragile possa essere formata, lavorare, acquisire competenze e assumere responsabilità, mentre l’organizzazione costruisce contemporaneamente un’attività capace di stare sul mercato. Il nuovo caffè letterario arriva inoltre mentre prosegue il progetto di riqualificazione dell’intera area. Sono previsti interventi per complessivi 7 milioni di euro attraverso la collaborazione tra Ministero della Cultura, Regione Lombardia e Comune di Opera. Il progetto comprende la riqualificazione dell’abbazia, interventi sulla viabilità e il recupero dell’ex ristorante Mirasole, destinato a ospitare una nuova comunità terapeutica UONPIA. La sfida dei prossimi anni sarà quindi tenere insieme patrimonio, attività economiche e funzione sociale.
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