Luci e ombre della nuova legge sui caregiver

Luci e ombre della nuova legge sui caregiver

Al centro del dibattito di oggi ci sono i sette milioni di italiani che assistono quotidianamente un familiare non autosufficiente

Il 3 dicembre si celebra la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità. Un appuntamento che ogni anno richiama l’Italia al tema dell’inclusione e al rispetto dei diritti, ma che nel 2025 cade in pieno dibattito sulla nuova legge dedicata ai caregiver familiari. Al centro ci sono i sette milioni di italiani che assistono quotidianamente un familiare non autosufficiente, una parte fondamentale ma invisibile del welfare del Paese. Per la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, questa giornata è «un’occasione importante per richiamare l’attenzione sul valore delle persone», nella cornice di riforme che il governo rivendica come passi avanti. Dalla semplificazione delle procedure di invalidità all’introduzione del progetto di vita. Locatelli difende anche la nuova norma sul caregiver, ricordando che per la prima volta dispone di risorse strutturali, evidenziando che si tratta di «un investimento serio sulle potenzialità di ogni persona».

Il senatore Udc, Antonio De Poli, invita a trasformare questa ricorrenza in un richiamo concreto ai valori di libertà, uguaglianza e pari dignità. «Se è vero che sono stati compiuti molti passi in avanti, è altrettanto vero che molto resta ancora da fare, per il sostegno alle famiglie, il riconoscimento del ruolo dei caregiver familiari, per la libertà e per la piena inclusione, in tutte le sfere della vita, delle persone con disabilità. Non lasciare indietro nessuno: questa è la battaglia di civiltà da compiere», afferma il segretario nazionale Udc.

Le altre reazioni raccontano un Paese molto diverso da quello descritto nei comunicati ufficiali. Il vicepresidente della Camera, Sergio Costa, denuncia che gli aiuti si traducono «in un euro l’ora» e che la misura riguarda «solo l’1% dei caregiver». Costa sottolinea che «dopo 25 anni di attesa per un riconoscimento vero, arriva questa proposta che rappresenta tutto tranne che una valorizzazione: è un messaggio chiaro a chi ogni giorno si occupa di un familiare fragile, che il suo sacrificio, il suo tempo, la sua dedizione valgono poco più di niente. Non si definisce uno status giuridico, non si riconoscono diritti concreti, non si valorizza un lavoro che tiene in piedi il welfare del Paese. Si umilia chi ha già rinunciato a tutto».

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Nel coro delle reazioni si inserisce anche il mondo sindacale. La Cisl sostiene che «non possono esserci discriminazioni, né per le persone con disabilità né per chi le assiste ogni giorno, i caregiver. In questi mesi stiamo contribuendo a passaggi decisivi: il riconoscimento della figura del caregiver, il Piano nazionale per la non autosufficienza, il Piano di azione per i diritti delle persone con disabilità. Misure che possono davvero migliorare la qualità della vita e l’inclusione, a una condizione: che siano coordinate, coerenti, e orientate a obiettivi condivisi».

La Cgil evidenzia invece le mancanze della legge di Bilancio, che «non inserisce risorse aggiuntive» per l’inclusione e non garantisce i fondi necessari per rendere operativo il progetto di vita previsto dalla riforma. «La legge di Bilancio ha previsto un fondo esiguo per i caregiver, per quei 7 milioni di persone che assistono quotidianamente una persona con disabilità o non autosufficiente. Queste risorse dovrebbero sostenere un ddl da poco presentato dal ministero della Disabilità, che ha già deluso le aspettative», si legge nella nota congiunta della segretaria confederale Maria Grazia Gabrielli e del responsabile dell’ufficio politiche per il lavoro ed inclusione delle persone con disabilità Cgil, Valerio Serino.

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