Una riflessione del presidio Libera Aversa Attilio Romanò e Dario Scherillo sull’aggressione al diciassettenne avvenuta ad Aversa
Quanto accaduto nei giorni scorsi ad Aversa, dove un ragazzo di appena diciassette anni è stato vittima di una gravissima aggressione, ci colpisce e ci interroga profondamente. Nell’attesa che le autorità competenti ricostruiscano pienamente i fatti e accertino le responsabilità, sentiamo il dovere di andare oltre la cronaca e chiamare l’intera comunità a una seria riflessione su che città stiamo consegnando ai nostri ragazzi. Non possiamo accettare l’idea che quando un ragazzo esce di casa per trascorrere una serata con gli amici possa rientrare ferito o finire in un letto di ospedale. E non possiamo accettare che una madre o un padre debbano vivere le ore serali con la paura che il proprio figlio possa non tornare a casa.
La libertà di uscire, incontrarsi e divertirsi senza paura è un diritto dei nostri ragazzi. Garantirla è una responsabilità degli adulti, ed è una responsabilità collettiva. Per questo sarebbe troppo facile ridurre tutto a una richiesta di maggiore repressione. La sicurezza è indispensabile e richiede presenza, prevenzione, controllo del territorio. Ma viene molto prima del momento in cui arriva una pattuglia. Parte dalle famiglie, dove i genitori sono chiamati ad educare i propri figli al rispetto dell’altro e alla responsabilità delle proprie azioni. Passa dalle scuole, dai luoghi dello sport, nelle associazioni, nelle parrocchie, nei servizi sociali ed educativi dove occorre insegnare e far comprendere che la forza non coincide con la violenza, che il gruppo non può diventare branco, che umiliare o colpire qualcuno non rende più forti.
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E ovviamente, passa dalla politica, chiamata oggi più che mai a favorire la nascita e la crescita di spazi di confronto e inclusione, di relazioni e opportunità capaci di intercettare i ragazzi prima che rabbia, solitudine, sopraffazione e violenza diventino linguaggi ordinari. Per questo chiediamo ai sindaci, agli amministratori e alle istituzioni non solo di Aversa ma di tutto l’agro aversano di assumere insieme questa responsabilità. Serve un impegno comune sulla sicurezza urbana e sulla presenza delle forze preposte al controllo del territorio, soprattutto nei luoghi e negli orari maggiormente frequentati dai giovani. Ma, nello stesso tempo, occorre investire con altrettanta determinazione nella prevenzione, nell’educativa territoriale, nello sport, nella cultura, negli spazi pubblici, nell’ascolto e nelle opportunità di partecipazione.
Non chiediamo città militarizzate. Chiediamo città presenti. Città nelle quali le istituzioni conoscano i luoghi frequentati dai ragazzi, li illuminino, li curino e li rendano vivi. Città nelle quali associazioni, scuole, servizi, famiglie e amministrazioni non si incontrino soltanto dopo un episodio grave, ma costruiscano stabilmente politiche educative e di prevenzione condivise. Perché non possiamo ricordarci dei nostri ragazzi soltanto quando diventano vittime o protagonisti della triste cronaca.
Presidio Libera Aversa


















