Si è spenta a 78 anni dopo una lunga malattia
Ci sono persone che attraversano la politica e altre che, invece, contribuiscono a cambiarne il significato. Emma Bonino appartiene alla seconda categoria. La sua storia politica è stata per oltre cinquant’anni una storia di battaglie. Spesso scomode, condotte contro ciò che considerava una negazione della libertà individuale, della dignità e dei diritti umani. La sua scomparsa, a 78 anni, lascia un vuoto nella politica italiana ed europea. Bonino aveva cominciato a chiedersi quanto può cambiare una società quando qualcuno decide di non accettare che una discriminazione, un divieto o un’ingiustizia siano considerati normali. Una prima risposta nel suo impegno politico fu l’aborto clandestino. Nel 1974, quando l’interruzione volontaria di gravidanza era ancora illegale in Italia, Bonino ricorse a un aborto clandestino. L’esperienza la spinse a trasformare una vicenda personale in una battaglia politica.
Nel 1975 contribuì alla nascita del Centro di informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto e arrivò ad autodenunciarsi pubblicamente per aver praticato e assistito donne che ricorrevano all’interruzione di gravidanza. Era disobbedienza civile, ma anche una scelta politica precisa: portare alla luce una realtà che la legge pretendeva di nascondere. Quella mobilitazione, insieme a quella di molte altre donne, associazioni e forze politiche, contribuì al percorso che portò alla legge 194 del 1978, che rese legale l’interruzione volontaria di gravidanza entro determinate condizioni e affidò al Servizio sanitario nazionale un ruolo nell’accesso alle procedure. La battaglia per l’aborto è probabilmente l’esempio più evidente di come Bonino intendesse la politica.
E non fu l’unica grande battaglia sui diritti civili. Negli anni ’70, il movimento radicale fu protagonista anche della mobilitazione per il divorzio. Il referendum del 1974, promosso per abrogare la legge sul divorzio, si trasformò in una delle più importanti prove di maturità della società italiana. Il no all’abrogazione prevalse con quasi il 60 per cento dei voti. Emma Bonino fu tra le protagoniste di quella stagione politica e culturale che contribuì a rendere più laico e moderno il Paese. Il suo impegno non si fermò ai diritti delle donne. Anzi, progressivamente assunse una dimensione internazionale. Si batté contro la pena di morte e fu tra i fondatori di Nessuno tocchi Caino. Una campagna che ebbe una delle sue tappe più importanti nel 2007, quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione per una moratoria universale sulle esecuzioni capitali. Un risultato che non significa ancora abolizione della pena di morte nel mondo, ma che ha rappresentato un passaggio fondamentale nella costruzione di un consenso internazionale contro le esecuzioni.
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La sua idea dei diritti era infatti profondamente internazionale. Emma Bonino contribuì alle campagne per l’istituzione della Corte penale internazionale e per la giustizia nei confronti dei responsabili dei crimini di guerra nell’ex Jugoslavia e in Ruanda. Fu inoltre tra i fondatori di Non c’è pace senza giustizia. Da commissaria europea, dal 1995 al 1999, si occupò di pesca, tutela dei consumatori e aiuti umanitari. Fu proprio il lavoro umanitario a diventare una delle dimensioni più significative della sua esperienza europea. Viaggiò in alcune delle aree più difficili del mondo. Dalla ex Jugoslavia al Rwanda. Dal Sudan all’Afghanistan. Sostenendo che l’aiuto umanitario non potesse essere separato dalla difesa dei diritti e dalla responsabilità della comunità internazionale. In quegli anni contribuì anche allo sviluppo dell’Ufficio europeo per gli aiuti umanitari, oggi uno dei principali strumenti dell’Unione europea nel settore.
Un’altra battaglia poco ricordata, ma estremamente significativa, fu quella contro le mutilazioni genitali femminili. Bonino portò il tema sulla scena internazionale e promosse una campagna che arrivò fino alle Nazioni Unite. Nel dicembre 2012 l’Assemblea generale dell’ONU approvò una risoluzione che chiedeva agli Stati di rafforzare le azioni per l’eliminazione universale delle mutilazioni genitali femminili. Il suo merito fu quello di prendere una questione spesso considerata marginale e portarla al centro dell’agenda internazionale. Lo stesso vale per la difesa dei diritti delle donne afghane. Negli anni Novanta Bonino denunciò più volte la condizione delle donne sotto il regime talebano. Nel 1997 venne anche brevemente detenuta dai Taliban durante una visita in Afghanistan.
È questo, forse, il filo rosso che lega le diverse battaglie di Emma Bonino. L’idea che i diritti non siano concessioni, ma qualcosa che deve essere difeso continuamente. Lo aveva capito sul terreno dei diritti civili, lo aveva portato nella politica europea e lo aveva trasformato in una posizione sulla politica internazionale. Libertà di scelta, diritti delle donne, abolizione della pena di morte, lotta alla fame, tutela dei consumatori, difesa delle minoranze, contrasto alle mutilazioni genitali femminili, diritti dei migranti, democrazia e Stato di diritto: temi diversi, ma dentro una stessa visione. Una visione nella quale la libertà individuale non poteva essere separata dalla responsabilità collettiva. Anche il suo europeismo nasceva da questa convinzione. Bonino ha sempre considerato l’Europa non soltanto come un progetto economico, ma come uno spazio politico nel quale rendere più forti democrazia, diritti e libertà.
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