Cinque mesi obbligatori e retribuiti per ciascun genitore, per redistribuire il lavoro di cura e contrastare le disuguaglianze di genere
In Italia oggi il congedo di paternità obbligatorio si ferma a 10 giorni. Quello di maternità obbligatoria resta a 5 mesi. Da qui parte la proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre un congedo paritario obbligatorio tra madre e padre L’obiettivo è riequilibrare i carichi di cura, sostenere l’occupazione femminile e offrire alle famiglie strumenti più adeguati nei primi mesi di vita di figli e figlie. La raccolta firme è aperta sulla piattaforma del Ministero della Giustizia. L’iniziativa è promossa dal comitato Pari alla Pari, fondato da Chiara Gaiola, assessora di Settimo Torinese. Tra le organizzazioni coinvolte Action Aid, The Good Lobby, Assodinidi, fondazione Nidi Fioriti.
La proposta di legge popolare arriva dopo la bocciatura, nei mesi scorsi, di una proposta di legge simile in Parlamento. Come ha sottolineato a dalSociale24 Emiliana Mellone del comitato, la pdl nasce «dall’incontro di forze civiche e sociali dopo la bocciatura parlamentare di una proposta sui congedi paritari. Alla base ci sono sia motivazioni personali, legate all’esperienza della maternità, sia un impegno politico e sociale sui temi dell’infanzia e della genitorialità. L’obiettivo è trasformare un disagio diffuso in una proposta concreta di cambiamento». L’impianto punta quindi a superare il modello attuale, ancora fortemente sbilanciato sulle madri, e a riconoscere la cura come responsabilità condivisa tra entrambi i genitori.
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Accanto al tema della parità tra uomini e donne, la proposta si muove sul piano della tenuta economica e organizzativa delle famiglie. «La nascita di un figlio ha un forte impatto economico e lavorativo. Una donna su cinque lascia il lavoro o ne viene esclusa dopo il parto, mentre i padri dispongono di soli 10 giorni di congedo obbligatorio. I costi dei servizi per l’infanzia e la carenza di nidi in molte aree del Paese aggravano ulteriormente il carico sulle famiglie», aggiunge Emiliana Mellone. Il congedo paritario obbligatorio viene proposto proprio come strumento per agire su questo squilibrio, redistribuendo tempi e responsabilità tra i genitori e provando a incidere anche sul piano culturale, oltre che normativo.
Parità di genere, sostegno alla natalità, tutela dell’infanzia, conciliazione tra vita e lavoro e contrasto alla penalizzazione occupazionale delle madri. Questi gli obiettivi della proposta. Non si tratta quindi soltanto di aumentare i giorni di congedo per i padri, ma di ripensare l’intero impianto dei tempi di cura nei primi mesi di vita dei figli, superando una distribuzione ancora profondamente diseguale e costruendo un modello più vicino a quello di altri Paesi europei.
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