La Olivetti di Siani torna a parlare

La Olivetti di Siani torna a parlare

Il 23 settembre, nell’anniversario dell’uccisione del giornalista, la macchina da scrivere è arrivata nel bene confiscato di Ercolano che porta il suo nome

A 41 anni dall’uccisione di Giancarlo Siani, la macchina da scrivere con cui il giornalista scriveva i suoi articoli il 23 settembre è arrivata nello studio di Radio Siani, a Ercolano. Un incontro tra memoria, giornalismo e impegno civile, nel luogo che oggi occupa un bene confiscato alla camorra. Sul tavolo dello studio di Radio Siani, accanto ai microfoni, questa volta c’era una vecchia Olivetti Lexikon. Non un semplice oggetto d’epoca, ma la macchina da scrivere con cui Giancarlo Siani lavorava, raccoglieva informazioni e trasformava le sue cronache in articoli. A 41 anni dalla sua uccisione, la Olivetti è arrivata a Ercolano per una delle tappe del suo percorso itinerante ed è diventata parte di una trasmissione speciale dedicata al giornalista ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985. Una presenza silenziosa, ma tutt’altro che marginale. Perché quella macchina restituisce fisicamente il mestiere di Siani e lo porta dentro una radio che oggi, da un bene confiscato alla criminalità organizzata, continua a parlare di territorio, informazione e legalità.

La macchina, il giornalista, le parole
Prima dei computer e delle redazioni digitali c’erano la carta, l’inchiostro e i tasti di una macchina da scrivere. Su quella Olivetti Siani costruiva il proprio lavoro di cronista, partendo dalle notizie e dalle persone che incontrava sul territorio. Portarla nello studio di Radio Siani significa mettere in relazione due momenti diversi della storia dell’informazione.
Da una parte c’è il giornalismo di Siani, fatto di cronaca, ricerca delle notizie e attenzione ai rapporti di potere che attraversavano Napoli e il suo territorio. Dall’altra c’è una radio che utilizza strumenti completamente diversi, ma continua a considerare l’informazione uno strumento di partecipazione e di contrasto alla cultura mafiosa. E il luogo non è un dettaglio. Radio Siani ha sede a Ercolano all’interno di un bene confiscato alla camorra, restituito alla collettività e trasformato in uno spazio di comunicazione. La macchina di un giornalista ucciso dalla criminalità organizzata si trova così, anche solo per una sera, in un luogo sottratto a quello stesso potere criminale e trasformato in una radio della legalità. È il contesto a dare ulteriore significato a quell’immagine.

Le voci di chi ha conosciuto Siani
La trasmissione ha affidato il racconto di Giancarlo Siani a persone che, in momenti e con ruoli diversi, hanno incrociato la sua vita e il suo lavoro. C’erano Paolo Siani, fratello di Giancarlo, che da anni accompagna il percorso di memoria dedicato al giornalista e insiste sulla necessità di trasformare il ricordo in un impegno soprattutto per le nuove generazioni. Armando D’Alterio, magistrato che ha avuto un ruolo nella ricostruzione giudiziaria dell’omicidio e che permette di ripercorrere la vicenda anche attraverso il lavoro investigativo e processuale. E poi le testimonianze di chi ha condiviso con Siani gli anni del giornalismo. Antonio Irlando, amico e collega, Daniela De Crescenzo, giornalista de Il Mattino, Giovanni Taranto, che lo aveva conosciuto quando era ancora ragazzo. A loro si sono aggiunti Massimo Corcione, Franco Matrone e Pietro Perone, autore del libro Giancarlo Siani. Terra nemica. Voci diverse, dunque, per raccontare un’unica storia senza ridurla alla sola dimensione della commemorazione. La storia di un ragazzo che aveva scelto il giornalismo come mestiere e che, attraverso il proprio lavoro, aveva deciso di raccontare una realtà complessa e difficile.

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Quarantuno anni dopo, la domanda è ancora quella
Ricordare Siani significa inevitabilmente tornare alle ragioni del suo lavoro. Che cosa significa raccontare un territorio? Quanto conta verificare le informazioni? Qual è il ruolo di un giornalista quando le notizie riguardano organizzazioni criminali, interessi economici e rapporti di potere? Sono domande che appartengono alla storia di Siani, ma che non sono rimaste nel 1985. Il giornalismo è cambiato profondamente. Sono cambiati gli strumenti, la velocità con cui circolano le informazioni. Resta la necessità di verificare i fatti, cercare le notizie e raccontare ciò che accade. Ricordare che dietro ogni strumento tecnologico c’è sempre una persona che decide cosa raccontare, quali domande fare e quanto andare a fondo nella ricerca della verità dei fatti. La trasmissione è stata condotta da Giuseppe Scognamiglio, presidente della cooperativa Siani, e da Giovanni Taranto.

La memoria che continua a parlare
Nel corso degli anni la storia di Giancarlo Siani è stata raccontata attraverso libri, film, documentari, iniziative nelle scuole e nelle redazioni. Anche nel 2026 la sua vicenda continua a essere ripercorsa e discussa. Ma la memoria, per non diventare soltanto celebrazione, ha bisogno di essere collegata al presente. Ed è proprio quello che racconta l’immagine della Olivetti davanti ai microfoni di Radio Siani. La macchina con cui un giovane cronista scriveva i suoi articoli è oggi accanto agli strumenti di una radio che continua a fare informazione in un bene confiscato alla camorra. Sono cambiate le tecnologie, sono cambiati i linguaggi e sono cambiate le modalità con cui le notizie arrivano alle persone. Non è cambiata, però, la necessità di raccontare. E così, 41 anni dopo, la Olivetti di Giancarlo Siani torna a parlare. Non perché possa raccontare una nuova storia, ma perché continua a ricordare che ogni storia giornalistica nasce da una notizia, da una domanda e dalla scelta di non smettere di cercare le risposte.

@dalsociale24



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