Stadio Maradona inaccessibile

Stadio Maradona inaccessibile

Nonostante la fidelity card e il biglietto acquistato non gli è stato concesso di assistere alla partita tra Napoli e Udinese

Il connubio tra calcio passione che si vive in Italia si scontra spesso con una realtà meno affascinante: l’inaccessibilità. Le persone con disabilità motoria negli stadi di calcio non riescono ad essere trattate alle stregua degli altri cittadini. La vicenda di Antonio Consola, un tifoso appassionato del Napoli, è un esempio lampante di questa problematica. Nei giorni scorsi si è scontrato con questa questione: lo Stadio Maradona inaccessibile. Nonostante avesse acquistato un biglietto per assistere alla partita di Serie A tra Napoli e Udinese, non ha potuto godere dello spettacolo sportivo. Allo Stadio Maradona si è trovato di fronte a barriere insormontabili. Non solo (e non tanto) quelle architettoniche, quanto quelle poste da chi in quel momento rappresentava la società sportiva del Napoli.

Una vicenda che non è iniziata questa settimana, ma che si trascina da più di un mese. «Ad inizio campionato ho telefonato all’assistenza del Calcio Napoli per capire come poter acquistare un abbonamento per la stagione in corso. Non è stato possibile, perché il settore dedicato alle persone con disabilità, che conta circa cento posti a sedere, non prevede l’abbonamento. Così ho acquistato la Fidelity card, che mi avrebbe consentito di acquistare i biglietti per le singole partite. Ma fino al 23 settembre non si riusciva a comprare il biglietto in quel settore. Per questo ho acquistato un tagliando per i Distinti inferiori a prezzo pieno», racconta a dalSociale24 Antonio Consola.

Quando ha saputo che i biglietti per il settore dedicato alle persone con disabilità erano disponibili Antonio ha provato a cambiarlo. Niente da fare. Ma quando si è recato allo stadio mercoledì per la partita tra Napoli e Udinese ha trovato oltre al danno la beffa. Non gli è stato permesso di accedere al posto che aveva regolarmente acquistato. Quindi lui e il suo accompagnatore, titolare di abbonamento in quel settore, sono dovuti andare via. Nonostante Antonio riuscisse a fare pochi passi per raggiungere il posto assegnatogli. Nessuna richiesta di scuse da parte del personale, né della società. Nessuna risposta alle mail inviate nei giorni successivi.

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«Ho interessato anche un legale. Non tanto per il risarcimento, che non mi interessa. Ma per fare cassa da risonanza della questione, anche grazie al sostegno di Fish Campania. Sono andato a vedere partite in altre città europee senza difficoltà. Come trovo difficoltà a Napoli, in nessuna parte d’Europa. Non voglio un’agevolazione economica. Voglio che lo stadio che ospita la squadra del mio cuore sia accessibile. Voglio poter accedere al Maradona per tifare il Napoli senza essere escluso», ha aggiunto Antonio Consola.

La vicenda di Antonio mette in luce una questione critica: l’inaccessibilità degli stadi per le persone con disabilità motoria. Non è un problema isolato, ma diffuso. In Italia, esistono leggi che impongono requisiti di accessibilità negli edifici pubblici, compresi gli stadi. Tuttavia, la realtà è spesso molto diversa. La storia di Antonio Consola è un promemoria della necessità di rendere gli stadi di calcio accessibili per tutte le persone. È fondamentale che le autorità competenti ed i club di calcio lavorino insieme per affrontare questa sfida.

@dalsociale24

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