Le principali questioni che riguardano le nuove generazioni
Casa, lavoro, trasporti, ambiente, accessibilità e periferie. Questi alcuni dei temi al centro dell’agenda dei giovani a Napoli e nell’area metropolitana. A pochi giorni dalla sua elezione, il nuovo segretario dei Giovani Democratici di Napoli, Gregorio Di Leva, affronta le principali questioni che riguardano le nuove generazioni, tra precarietà e fuga verso altre città, crisi abitativa, disuguaglianze territoriali e diritto a una città più accessibile e sostenibile.
Casa, lavoro e trasporti sono tra le principali difficoltà che vivono oggi i giovani a Napoli e nell’area metropolitana. Qual è la prima emergenza sociale e con quali proposte concrete intervenire?
«La questione principale è la svalutazione della vita e del lavoro giovanile, da cui discende l’impossibilità di costruire un’autonomia materiale: un under 35 al Sud guadagna in media 900 euro al mese e a Napoli i canoni di locazione sono aumentati del 35,5%, rendendo impossibile progettare il futuro. Per intervenire con concretezza diventa fondamentale l’introduzione del salario minimo e abolire gli stage gratuiti che sostituiscono il lavoro vero; contenere la deregolamentazione turistica affiancato al recupero del patrimonio pubblico inutilizzato; infine, potenziare ulteriormente i trasporti pubblici e rafforzare la sicurezza sui luoghi di lavoro».
Molti giovani lasciano Napoli per studiare o lavorare. Come si può costruire una città metropolitana capace di offrire opportunità e futuro?
«I giovani vanno via da Napoli e dall’Italia in generale, perché dopo aver studiato per anni e aver investito sulla propria formazione, si scontrano con barriere all’ingresso del mercato del lavoro che in altre parti d’Italia o d’Europa non esistono o sono nettamente inferiori. Quando poi un lavoro si trova, si tratta troppo spesso di occupazioni in nero, precarietà strutturale, part-time involontari, stage non retribuiti o impieghi sottopagati a pochi euro l’ora. La Campania è già oggi una straordinaria fabbrica di talenti, la seconda regione d’Italia per numero di startup innovative, dimostrando che il nostro territorio ha tutte le carte in regola per produrre eccellenze. Per offrire un futuro reale dobbiamo mettere queste energie nelle condizioni di restare e fare impresa qui, creando opportunità e garantendo investimenti sulle filiere del futuro. In questo percorso, la battaglia principale è quella contro l’autonomia differenziata: una riforma miope che rischia di spaccare il Paese in due e sottrarre risorse fondamentali al Mezzogiorno».
Ambiente e cambiamenti climatici: qual è la priorità per Napoli e quale ruolo devono avere i giovani nelle scelte ambientali?
«La giustizia climatica non è un tema astratto ma è a tutti gli effetti una questione sociale e una moderna lotta di classe. Quaranta gradi non sono uguali per tutti. li paga di più chi vive nei quartieri cementificati senza verde pubblico, chi lavora nei cantieri sotto il sole o chi non può permettersi l’efficienza energetica in casa. Per questo a Napoli la priorità assoluta deve essere un grande piano di rigenerazione urbana basato sulla giustizia ambientale, che parta proprio dalle periferie e dai quartieri ad alta densità abitativa attraverso un massiccio riforestamento urbano per combattere le isole di calore. Accanto a questo, servono investimenti strutturali sul potenziamento della mobilità sostenibile, del trasporto pubblico locale e sull’efficientamento energetico del patrimonio abitativo, facendo valere il principio che chi più inquina, più paga».
Inclusione e accessibilità per le persone con disabilità: quanto è distante Napoli e cosa deve cambiare una nuova generazione di amministratori?
«Napoli e la sua area metropolitana sono purtroppo ancora distanti dall’essere territori realmente accessibili. Bisogna inquadrarla come una costante violazione dei diritti fondamentali che le persone con disabilità vivono sulla propria pelle ogni giorno, come ad esempio marciapiedi impraticabili, stazioni della metropolitana con montascale guasti, o strutture pubbliche spesso piene di barriere architettoniche. Per una nuova generazione di amministratori il cambio di passo deve essere strutturale, partendo dall’idea che l’accessibilità non sia ingabbiata in una singola delega, ma diventi una lente trasversale attraverso cui si pianifica ogni singola scelta pubblica. Ciò significa innanzitutto rendere vincolanti e realmente finanziati i piani di eliminazione delle barriere architettoniche in tutti i comuni della città metropolitana, trasporti pubblici con manutenzioni immediate e obbligatorie per l’accessibilità, assicurare fin dal primo giorno di scuola la presenza degli operatori sociosanitari e degli assistenti alla comunicazione per gli studenti, e favorire l’inserimento lavorativo creando opportunità reali per le persone con disabilità».
Periferie e disuguaglianze: come trasformare l’inclusione da principio a pratica quotidiana per i marginalizzati?
«Le realtà di periferia in cui la mancanza di servizi, aggregazioni socio-culturali e di opportunità moltiplica la marginalità di chi ci vive. Oggi nelle periferie di Napoli e nei comuni dell’area metropolitana le difficoltà si sommano: per un giovane, per una persona con disabilità o per un nucleo familiare vulnerabile, la distanza dal centro oltre ad essere geografica significa anche assenza di trasporti, di presidi sanitari, di spazi culturali e di opportunità di lavoro. Per trasformare l’inclusione da principio astratto a pratica quotidiana, la politica deve smettere di calare interventi dall’alto o di affidarsi a misure meramente assistenziali. Bisogna invece costruire infrastrutture sociali concrete nei quartieri più complessi, restituendo alla collettività gli spazi abbandonati e i beni confiscati alla criminalità per trasformarli in centri multifunzionali integrati. L’inclusione reale si realizza infine solo co-progettando le politiche pubbliche insieme al terzo settore, alle associazioni e alle comunità locali, valorizzando chi ogni giorno presidia il territorio e che spesso fanno da sentinelle dove le istituzioni non riescono ad arrivare».
@ciro_oliviero


















