Ponticelli piange una vittima innocente

Ponticelli piange una vittima innocente

Alle 18.30, in via Eugenio Montale, dove ieri mattina c’è stato l’agguato, le associazioni si ritroveranno per rimarcare, ancora una volta, la volontà di liberarsi dalla camorra

Antimo Imperatore ieri si trovava al Rione Fiat per fare dei piccoli lavori di manutenzione. In via Eugenio Montale. Lì è stato ferito mortalmente da colpi di pistola. Un uomo di 55 anni, con due figlie e una moglie, che stava lavorando. Ha perso la vita perché stava lavorando. Perché l’obiettivo dei killer era Carlo Esposito. 29 anni, affiliato al clan De Micco-De Martino, famiglia criminale in lotta con i De Luca Bossa-Minichini per il controllo del quartiere Ponticelli. Antimo è l’ennesima vittima innocente. Dopo Ciro Colonna. Dopo Gaetano De Cicco, Domenico Guarracino, Salvatore Benaglia e Gaetano di Nocera, per risalire al 1989. Dopo 33 anni il quartiere ancora piange una vittima innocente.

«Siamo di nuovo a piangere una vittima innocente e a chiedere a gran voce una presenza sul territorio. La verità è che le istituzioni fanno le chiacchiere e la camorra i fatti. E così vinceranno sempre loro. Basti pensare che all’ultimo comitato di sicurezza svolto a Ponticelli il prefetto non si è neanche presentato». É amareggiata Deborah Divertito della cooperative Sepofà, che proprio a Napoli est lavora per la riqualificazione del territorio sotto il profilo culturale, sociale. E che prova a dare una prospettiva diversa a quelli che saranno i giovani, gli adulti di domani.

«Da parte delle persone c’è tanta paura, ma anche tanta rabbia. Da parte delle associazione c’è la voglia non solo di andare avanti, ma la voglia di continuare a fare ciò che si fa sui territori, per generare semi di cambiamento. Ci lascia spiazzati la notizia di un’ulteriore vittima innocente. L’impegno delle associazioni e degli enti presenti sul territorio sarà quello, non solo di affiancare e supportare la famiglia di Antimo, ma anche di trovare verità e giustizia», ha detto Rosa Maglione di TerradiConfine a dalSociale24.

Ponticelli è tornata ad essere teatro di una guerra di camorra. Per la cronaca. Nei fatti non si è mai fermata. Non ha mai ceduto lo scettro di quartiere tra i più efferati sotto il profilo criminale. La prima azione di questa recente esclation criminale è stata la bomba fatta esplodere ad inizio marzo del 2021. Alla quale poi ne sono seguite altre. E poi dei ferimenti. La camorra marca il territorio. Fa vedere la sua presenza. A quasi un anno e mezzo da quei fatti lo Stato, come evidenziato da Deborah Divertito, non ha fatto la sua parte. Lo Stato a Ponticelli non c’è. Non marca il territorio.

«Napoli est – sottolinea la Divertito a dalSociale24 – se la ricordano solo per buttarci i rifiuti della città o altra devastazione ambientale. Penso al progetto del biodigestore proprio a Ponticelli o al deposito di gnl sul mare di San Giovanni a Teduccio. Mentre qui ci sono associazioni che vincono progetti di rilancio turistico e marketing territoriale. Sono due visioni di questo territorio completamente opposte. Una, quella delle istituzioni è di affossamento definitivo, l’altra quella della società civile è di sviluppo. Decidiamo subito da che parte vogliamo stare». La società civile vuole stare da questa seconda parte. E lo dimostra la manifestazione organizzata per questo pomeriggio. Alle 18.30 si ritroveranno in via Eugenio Montale. Lì, dove ieri mattina c’è stato l’agguato, per rimarcare, ancora una volta, la volontà di liberarsi dalla violenza. Liberarsi dalla camorra.

@ciro_oliviero



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