Le microplastiche nei mari

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L’intervista alla ricercatrice dell’Ipcb Cnr di Pozzuoli, Franesca De Falco

Le microplastiche nei mari sono in aumento. Le fonti sono molteplici, compresi i vestiti che vengono lavati in lavatrice. La notizia, lanciata nel corso della puntata di lunedì di Presa Diretta, arriva da un lungo studio dei ricercatori dell’Ipcb Cnr di Pozzuoli che nel 2014 hanno vinto un progetto Life sull’ambiente dell’Unione europea. Da allora hanno portato avanti uno studio sulle strategie di mitigazione del rilascio di microplastiche da rifiuti sentitici.

Tra i ricercatori dell’Ipcb Cnr di Pozzuoli che hanno portato avanti questo progetto c’è anche Francesca De Falco. Un progetto nel corso del quale sono stati seguiti due filoni di attività. «Siamo partiti dal trattamento del finissaggio dei tessuti – ha detto De Falco – per capire se potesse ridurre il rilascio di acrilico e silicone. Ora facciamo test con materiali alternativi, ovvero polimeri naturali».

I ricercatori hanno portato avanti dei test sia per aziende italiane che straniere di abbigliamento per valutare il rilascio delle microplastiche. E qui hanno scoperto che «i filati di fibre corte rilasciano un numero maggiore di microplastiche, a prescindere dal tessuto. Abbiamo effettuato dei test anche su capi di marche note. Il tipo di tessuto influenza rilascio. Ma a sorpresa abbiamo notato che il cotone, che è una fibra naturale, rilascia più microplastiche di tessuti sintetici», racconta Francesca De Falco.

Le maglie sportive in poliestere rilasciamo 120 milligrammi per kilogrammo di tessuto lavato, mentre cotone e viscosa rilasciano 300 milligrammi per kilogrammo di tessuto lavato. «Ci siamo interfacciati anche con degli studi di biologi marini che hanno trovato fibre di cotone nei pesci e nei mari», dice la ricercatrice del Cnr di Pozzuoli che aggiunge che «vogliamo lavorare con le aziende per fare dei test sui tessuti per modificare il processo produttivo per mitigare il rilascio di microplastiche».

Sugli sviluppi di questo lavoro Francesca De Falco sottolinea che sono stati realizzati del primi test per ridurre il rilascio delle microplastiche durante i lavaggi in lavatrice dell’80 per cento. Su questo i ricercatori stanno collaborando con azienda slovena per valutare l’efficacia di un filtro per la lavatrice di nuova generazione. Ma il problema delle microplastiche non riguarda solo il mare, ma anche altri ecosistemi. Sull’aria ci sono pochissimi dati. «Non sappiamo se c’è un rischio per gli esseri umani. Non ci sono soluzioni facili. Bisogna agire sia in fase di produzione, sia scegliendo il filato giusto, sia sulla scelta di filtri e detersivi per la lavatrice con filtri. In tal senso il migliore è il detersivo liquido. La polvere crea attrito, mentre l’ammorbidente riduce il rilascio», conclude Francesca De Falco.

Ciro Oliviero

Redazione
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