Come combattere la povertà nella fase 2

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L’intervista alla portavoce dell’Alleanza contro la povertà Campania, Melicia Comberiati

L’emergenza sanitaria si è tramutata ormai da settimane in emergenza economica e sociale. Crescono le persone in difficoltà. Crescono i poveri. Crescono le domande di Reddito di cittadinanza. Crescono le preoccupazioni per il futuro. Soprattutto in alcune regioni del Mezzogiorno. Ne abbiamo parlato con la portavoce dell’Alleanza contro la povertà in Campania, Melicia Comberiati.

L’8 aprile hanno presentato domanda di Reddito di cittadinanza o Pensione di cittadinanza 1,8 milioni di nuclei familiari. Come va letto questo incremento esponenziale?
«Il nostro Paese sta affrontando uno dei periodi più difficili dal dopoguerra a causa del dilagare del Coronavirus. Un’emergenza sanitaria inaspettata, drammatica per il numero di vittime, alla quale seguirà purtroppo un periodo di forte recessione più o meno prolungato. Secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale vi sarà nel nostro Paese una diminuzione del Pil di oltre il 9% nel solo 2020. Una riduzione, per intenderci, assai più marcata di quella sperimentata nella pesante crisi del 2009. Secondo Banca Italia il primo trimestre dell’anno costerà alle casse dello Stato qualcosa come il 5% del Prodotto Interno Lordo. La produzione industriale ha subito un ribasso del 6%, e del 15% nel solo mese di marzo. Nel terziario le misure restrittive hanno quasi azzerato il fatturato di gran parte del commercio al dettaglio non alimentare, di alberghi, bar, ristoranti e delle aziende del turismo, si sono arrestate le attività edili. Negli ultimi due mesi abbiamo assistito ad un boom delle domande di Reddito di cittadinanza, oltre il 9%, più di 142 mila richieste tra febbraio e marzo arrivate all’Inps. Nei primi mesi del 2020 sono stati presentati i nuovi Isee, mentre la crisi attuale amplia la popolazione in condizioni di povertà. La platea dei richiedenti è salita a 1,8 milioni di famiglie. I nuclei beneficiari hanno avuto un incremento del 10 per cento. Secondo una ricerca realizzata dall’Università Tuscia di Viterbo, tre milioni di italiani non dichiarano reddito al fisco. Cittadini che difficilmente riusciranno a garantirsi un sostentamento dignitoso. Diciotto milioni di persone, invece, percepiscono un redditi inferiori ai 15 mila euro lordi all’anno e 7,6 milioni vanno avanti con meno di 500 euro lordi al mese. Di questi il 10% (circa 760 mila persone) si trovano in Campania. Le regioni con maggiore concentrazione di contribuenti con redditi inferiori a 15 mila euro sono Lombardia, Campania e Lazio».

La Campania, assieme alla Sicilia, è una delle Regioni più povere d’Europa. Con l’emergenza sanitaria il dato è cresciuto. Quali devono essere le politiche nazionali e regionali da mettere in campo per porvi un freno?
«In queste settimane in Campania, e in particolare nella provincia di Napoli, circa 30 mila cittadini hanno ottenuto ticket spesa. Presto avremo una platea più ampia di poveri. Le famiglie dovranno fare i conti con l’erosione del reddito, con la cassa integrazione o l’assenza di ricavi da lavoro autonomo. Il governo sta lavorando a nuove misure di sostegno al reddito, aggiuntive, come gli 800 euro per autonomi e professionisti, i buoni spesa comunali e il Rem (reddito di emergenza) che potrebbe affiancare il reddito di cittadinanza per un periodo limitato. Nel frattempo, però, bisogna anche modificare e potenziare le misure strutturali in essere come il reddito di cittadinanza, per renderle adeguate al nuovo contesto».

Quale può essere il ruolo dell’Alleanza contro la povertà in questa fase?
«Come Alleanza abbiamo consegnato alcune proposte di correttivo al ministero delle Politiche sociali. Oltre alla modifica della scala di equivalenza, che da sempre penalizza i nuclei numerosi e con disabili, e alla riduzione del vincolo di residenza in Italia da 10 a 2 anni, tra le altre proposte viene sottolineata soprattutto la necessità di utilizzare un parametro capace di fotografare la situazione economica corrente del nucleo. L’Isee, infatti, si basa sui redditi di due anni prima e, solo in caso di marcate variazioni, si può presentare l’Isee corrente. In queste ore, ci si può avvalere della consulenza da remoto dei Caf oppure può essere compilato online sul sito Inps con il Pin dispositivo, a patto però di avere già una dichiarazione Isee in corso di validità, cioè presentata dopo il 1 gennaio 2020. Nel frattempo, sulla scia del Dl Cura Italia, l’Inps ha disposto per gli attuali beneficiari la sospensione degli obblighi di comunicazione delle variazioni (dei componenti del nucleo, patrimoniali e lavorative) fino al 1 giugno 2020, ma per alcuni l’aggiornamento potrebbe essere utile per rivedere l’importo dell’assegno. Bisogna, inoltre, ribadire la necessità di incrementare il finanziamento del welfare territoriale. In tale contesto diventa prioritario il rafforzamento dei servizi sociali e della complessiva infrastruttura sociale territoriale. La scomparsa del Piano Nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale non consente di aggiustare rapidamente lo strumento del RdC e i suoi parametri rispetto alle eventuali nuove risorse a disposizione o di modificarlo adeguatamente in base alle eventuali indicazioni provenienti dal monitoraggio o dal nucleo di valutazione. Occorrerebbe recuperare questa flessibilità attraverso un programma pluriennale concordato con le Organizzazioni sociali che leghi gli eventuali risparmi a future modifiche dello strumento, anche per garantire che non vadano a finanziare misure che non riguardino la povertà o siano usati per il risanamento dei conti. Sul livello regionale della Campania, l’Alleanza contro la povertà partecipa ai lavori della task force Politiche sociali della regione Campania, nata in seno alla Direzione politiche sociali, con funzione di raccordo tra gli Ambiti territoriali, il terzo settore e le associazioni di persone con disabilità, al fine di contrastare gli effetti e le conseguenze legate al Covid-19. Cerchiamo di attivare reti di protezione sociale sul territorio, energie e sinergie positive. Ascoltare le fragilità, intercettare i bisogni, dar voce a chi non ne ha. Il nostro stare insieme ha l’obiettivo di provare ad abitare le periferie esistenziali, informando le vulnerabilità e dando fiducia. Ogni giorno ci rendiamo disponibili ad accompagnare i soggetti attuatori nella programmazione e soprattutto nell’attuazione della stessa. Ogni singolo soggetto aderente all’Alleanza nella sua attività quotidiana, rappresenta un esercito silenzioso che non si è mai fermato, impegnandosi in prima linea nell’assistenza alle persone più fragili. A tutte queste persone che stanno mettendo il loro coraggio al servizio del bene comune va un ringraziamento speciale».

Stefano Malla

Redazione
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