La Cei denuncia il decreto Sicurezza

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Si legge nel comunicato del Consiglio Episcopale Permanente

La Chiesa si aggiunge alle realtà che hanno deciso di prendere le distanze dal decreto Sicurezza. Nel comunicato del Consiglio Episcopale Permanente la Cei ha evidenziato la volontà di «contribuire attivamente a una cultura dell’integrazione, oltre che al superamento dell’indifferenza davanti al dramma di quanti scompaiono nel Mediterraneo o sono torturati nei campi profughi della Libia».

Rispetto al decreto Sicurezza la Cei ha sottolineato che gli effetti della legge hanno creato confusione tra gli operatori. Questo soprattutto per la scelta del «restringimento dei filtri d’accoglienza dei richiedenti asilo, la riduzione delle risorse destinate a qualificare i servizi alla persona», hanno scritto.

La Chiesa ha sottolineato anche la volontà di continuare ad ospitare i migranti come già avviene in molto diocesi. Un aspetto che anche il Papa aveva più volte affrontato. Nel documento viene specificato che saranno le stesse diocesi a farsi carico delle spese promuovendo iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di raccolta fondi.

Una delle ipotesi emerse dal Consiglio Episcopale è quella di rimettere in campo il progetto “Protetto. Rifugiato a casa mia”.



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