Alika Ogorchukwu e la campagna elettorale

Alika Ogorchukwu e la campagna elettorale

I giornali cercano il click in più e i politici il voto in più

Il migrante. Il nigeriano. Il venditore ambulante. Molti titoli di giornale utilizzano queste parole per appellare Alika Ogorchukwu, il ragazzo di 39 anni ucciso a Civitanova Marche, in provincia di Macerata nel pomeriggio di ieri. E non sono solo i giornali italiani, che da anni ci hanno abituato a fare distinguo in base al colore della pelle. Prima di scrivere questa riflessione sono andato a leggermi come avevano titolato alcuni giornali di lingua inglese e spagnola. E in diversi casi anche lì non c’era il nome nel titolo. Sarà lungo. Sarà difficile da pronunciare, e figuriamoci da scrivere. Lo è anche per me. Come il mio sarà difficile da scrivere a Londra e a Berlino, dove mi è capitato di leggerlo sbagliato su dei documenti. Ma questo ragazzo di 39 anni aveva un nome e un cognome. Si chiamava Alika Ogorchukwu.

Certo, scrivere migrante, nigeriano, venditore ambulante crea maggiore interesse nel lettore medio. E si strizza l’occhio a quanti guardano le cose con un occhio razzista. E sono tanti. Sì, noi italiani siamo razzisti. E non ci si dilunghi, nel commentare questo mio pezzo, dicendo che anche noi abbiamo subito il razzismo quando siamo emigrati nelle Americhe. O che lo subiamo ancora. O che non siamo padroni a casa nostra. A casa nostra, se l’abbiamo acquistata o ereditata siamo padroni. Ma sono quattro mura, non un Paese intero. Nessuno ha la proprietà del pubblico suolo, di un Paese, di una città, di una strada. Come non ce l’ha Filippo Claudio Giuseppe Ferlazzo, l’operaio di 32 anni che ha ucciso Alika Ogorchukwu. Che lo ha finito a mani nude. Devono volerci molta forza e molta rabbia per un gesto come questo.

Ma questo non è un pezzo di cronaca o una ricostruzione. Per questo ci sono altri, ai quali non mi arrogo la briga di sostituirmi. Questa è una riflessione, che ho iniziato a caldo, e che ho maturato in queste ore. Dopo aver letto, aver approfondito. Ed anche dopo aver ricevuto o letto altrove comunicati stampi di tutti gli schieramenti politici del Paese. E qui vengo con la seconda riflessione. Dopo quella sulla campagna mediatica, c’è anche quella sulla campagna politica. Anche qui non voglio andare a spulciare tutte le dichiarazioni, che però ho letto (o almeno tante). Parto da un precedente, ormai quasi dimenticato dai più. Quello del 3 febbraio del 2018 a Macerata, per il quale Luca Traini è stato condannato a 12 anni di reclusione.

Anche quell’episodio fu strumentalizzato. Tanto dalla stampa, quanto dalla politica. E anche quell’anno c’erano le elezioni Politiche. In quel caso si sarebbero tenute un mese dopo quei fatti. Qui ne mancano poco meno di due. Ed oggi come allora tutti a sparare la dichiarazione. Ad urlare più forte dell’altro la ferma condanna, da una parte, e a mettere le mani avanti, dall’altra. La perla, ad ora, è quella uscita dalla bocca di Riccardo Augusto Marchetti, che non è che ne blaterava al bar con degli amici davanti a più d’una birra. Costui è il commissario della Lega della Marche. «È vergognoso che nel pieno centro di una città turistica e molto frequentata come Civitanova Marche si assista a episodi del genere. Matteo Salvini è stato l’unico ministro dell’Interno a garantire la sicurezza del Paese azzerando gli sbarchi e investendo ingenti risorse per aumentare l’organico delle Forze dell’Ordine».

La persona uccisa non è italiana. L’assassino è italiano. Già quand’anche fosse stato l’inverso questa dichiarazione sarebbe stata strumentale. Così invece non solo prova ad esserlo, ma lo fa anche male. E non ha senso. Non c’è un nesso tra gli sbarchi azzerati (che poi non è vero) e l’uccisione di una persona, di Alika Ogorchukwu. Se non è già avvenuto ed io me lo sono perso, senza dubbio i vertici della Lega stigmatizzeranno le parole di Marchetti. Potrebbero persino fargli fare un passo indietro, dato il momento elettorale così delicato. Ma questo non azzererebbe quelle dichiarazioni. E non cambierebbe il ruolo ricoperto da chi le ha pronunciate. Ma sarebbe ugualmente il minimo auspicabile da parte del suo partito.

@ciro_oliviero

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