Ci chiediamo se sia possibile che l’esperienza dell’incendio del 2017 non abbia insegnato nulla in termini di prevenzione
Sono passati “solo” otto anni dai quei terribili primi giorni di luglio del 2017 quando le fiamme che avvolsero il Vesuvio mandarono in fumo migliaia di ettari di vegetazione, mettendo a grave rischio l’incolumità delle comunità locali e minacciando seriamente gli equilibri ecosistemici di un’area di gran pregio come quella Vesuvio. E le drammatiche immagini delle fiamme tornate a colpire la “montagna di fuoco” che nelle scorse ore hanno fatto il giro dei media. Ora come allora ripropongono un solo grande interrogativo: come è possibile che in un Parco Nazionale qual è quello del Vesuvio, con un’altissima densità di popolazione che da ieri si è vista gravemente minacciata dal fuoco, coltivazioni di assoluto pregio e beni storici di rilievo internazionale sia potuto scatenarsi di nuovo un inferno del genere? Possibile che l’esperienza del 2017 non abbia insegnato nulla in termini di prevenzione?
LEGGI ANCHE: Terra dei Fuochi, 90% bonifiche ancora fermo
O bisogna pensare, purtroppo, che il piano regionale di lotta attiva agli incendi boschivi sia il solito documento farcito di buone intenzioni, approvato come ogni anno ai primi di giugno (e andrebbe invece esaminato e approvato anche prima, considerato quanto accaduto nei mesi scorsi) giusto per avere le carte a posto, ma senza nessun effetto pratico determinante in termini di strategie di prevenzione? In attesa di risposte, concrete, non resta che applaudire al grande lavoro che in queste ore sta facendo la Protezione civile per scongiurare effetti ancora più gravi di quelli già registrati nelle scorse ore. E puntare a una nuova fase di organizzazione e responsabilità da parte di tutti i livelli istituzionali chiamati a realizzare serie ed efficaci strategie di prevenzione. A tutela del loro territorio, delle comunità locali e della loro economia.
@VinsViglione


















