Pino Cantatore, ha raccontato l’esperienza della prima impresa sociale nelle carceri di Bollate e Vigevano
Il XXI Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia aveva evidenziato un sovraffollamento record, carenza di personale, diritti compressi e una deriva punitiva che mette a rischio la tenuta costituzionale del sistema. Al 30 aprile 2025 i detenuti in Italia erano 62.445, con un tasso reale di affollamento è del 133%. L’istituto col più alto tasso di persone in stato di reclusione è Milano San Vittore, con il 220%. Ma proprio dalla Lombardia arrivano anche storie positive. Come quelle che ha raccontato oggi al Meeting di Rimini Pino Cantatore, presidente della cooperativa Bee4, prima impresa sociale nelle carceri di Bollate e Vigevano.
Cantatore è l’emblema che nella reclusione c’è speranza. Lui stesso è stato detenuto nel carcere di San Vittore, dove aveva contribuito a creare il call center per l’inserimento lavorativo dei detenuti. Questa sua esperienza lo ha portato a creare la cooperativa Bee4, che oggi dà lavoro a oltre 200 persone nelle carceri di Bollate e Vigevano. «Trovandomi nelle condizioni di detenuto avevo due possibilità: restare a guardare il soffitto o dare senso a quel momento», ha detto Cantatore. «Il carcere non fornisce il servizio che la società si aspetta, è criminogeno. Il 70 per cento dei detenuti nel giro di un anno o due tornano in carcere. Questo significa che non c’è un reale servizio di reinserimento nella società», ha aggiunto il presidente di Bee4.
Nelle carceri italiane convivono due realtà opposte. Da un lato l’emergenza cronica del sovraffollamento e delle condizioni di reclusione sempre più difficili. Dall’altro esperienze di riscatto che dimostrano come il carcere possa essere anche luogo di rinascita. Oltre a Pino Cantatore ne hanno parlato oggi al Meeting di Rimini il direttore del carcere minorile di Nisida, Gianluca Guida, ed il cappellano della casa circondariale di Forlì, don Enzo Zannoni, nel corso dell’incontro Una speranza nella reclusione, moderato dalla giornalista di Tracce, Paola Bergamini.
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«Dietro al reato c’è una persona. Noi diamo lavoro vero, non borse lavoro. Bisogna dare delle opportunità. Incontro persone che mi raccontano che grazie al lavoro che svolgono in carcere hanno potuto far laureare i propri figli. Ma formazione e lavoro non bastano», ha detto Cantatore.
Nel 2024 più di 800 persone hanno incontrato gli operatori detenuti. Mentre da due anni la cooperativa si è dotata di un sistema di sanità privato che copre i lavoratori ed i loro parenti. Nel 2025 sono state istituite delle borse studio per i figli dei detenuti. Inoltre sono stati ristrutturati due appartamenti, che sono nelle disponibilità dei magistrati che possono assegnarle ai detenuti per le brevi uscite premio del fine settimana. «Da noi quel 70 per cento di detenuti che nel giro di un anno o due tornano in carcere è diventato il 5», ha concluso Pino Cantatore.
@ciro_oliviero


















