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Una testimonianza dalla quarantena

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La reclusione forzata dell’editore di Ghigliottina, Graziano Rossi

Qualche giorno fa il direttore editoriale di dalSociale24, Ciro Oliviero, mi ha chiesto se volessi parlare di come sto vivendo, da disabile, l’attuale situazione di quarantena causata dalla pandemia Covid-19, che nelle ultime settimane ci costringe a vivere una vita all’interno delle mura domestiche.

Non è stato difficile dirgli di sì, d’altronde, oltre che per stima reciproca, siamo colleghi anche nel mondo dell’informazione, dato che con la sua testata e la mia, Ghigliottina | Un nuovo taglio all’informazione, da un anno si porta avanti un programma di news approfondimenti su Radio FinestrAperta, Dritte e diritti.

Di conseguenza, anche se uno a Roma, io, e l’altro a Napoli, lui, Ciro conosce bene le mie difficoltà quotidiane anche solo per andare e tornare dal lavoro. Anzi, ogni giorno, sembra quasi si faccia a gara per chi trova più intoppi tra i trasporti della Capitale e la Circumvesuviana, una delle ferrovie peggiori d’Italia.

Proprio il movimento quotidiano però, fatto di camminate verso la fermata dell’autobus, della metropolitana, e poi, una volta arrivato a Trastevere, a piedi verso la sede di Arkage, l’agenzia di comunicazione nella quale lavoro, il movimento quotidiano mi è molto d’aiuto per la mia patologia, la distrofia muscolare di Becker, che come dico sempre, è una malattia che non si vede ma c’è, eccome se c’è.

E in questo periodo di quarantena, imposto dall’emergenza Coronavirus, e nel quale la mia agenzia mi permette di lavorare in smartworking, cosa non scontata visti i vari dpcm che si sono succeduti, vivo stati d’animo diversi, giorno dopo giorno. Uno, nonostante si stia in casa per la pandemia, è positivo, perché passo più tempo con mia moglie e i miei due figli, l’altro è negativo, perché non poter uscire, per me che vivo h24 con dolori, crampi e affaticamenti vari, non poter fare due passi è terribile, soprattutto dal punto di vista fisico.

Naturalmente non ho problemi a rispettare la richiesta di stare in casa per la salute di tutti, ma allo stesso tempo, l’esercizio quotidiano del camminare mi aiuta nella lotta alla distrofia, malattia neuromuscolare caratterizzata da atrofia e debolezza muscolare progressiva, e la sua mancanza sta avendo su di me l’effetto di sentire di più tutti quei dolori che già ho in ogni momento di una normale giornata.

Dal punto di vista mentale infine, anche qui è una bella battaglia di nervi – è proprio il caso di dirlo – ma la vicinanza di famiglia, amici e colleghi, anche se in alcuni casi da lontano, mi aiuta a superare anche i momenti più duri. Ed è questo quello che conta di più, lottare ogni giorno.

Graziano Rossi

Redazione
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