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Cosa pensano gli italiani del fine vita

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Apertura condizionata dalla
maggioranza degli italiani

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale il dibattito sul fine vita è tornato di attualità. Se ne è occupato anche lo speciale PoliticApp di Swg. Nel primo quesito posto dall’istituto demoscopico si chiede se si sarebbe favorevoli ad una legge che, a determinate condizioni, consentisse l’eutanasia. A rispondere favorevolmente il 45 per cento degli intervistati, mentre l’8 per cento è contrario. Per il 47 per cento del campione dipende dalle condizioni.

Aumenta la percentuale delle persone favorevoli quando si fa riferimento al testamento biologico. Un maggior numero di italiani dichiarerebbe la propria volontà in merito alle terapie che intende accettare nell’eventualità di trovarsi nell’incapacità di esprimersi. Il 43 è molto d’accordo, mentre il 37 abbastanza. Un totale di favorevoli dell’80 per cento. Poco d’accordo il 5 per cento, per niente, il 3.

Non si discosta di molto la percentuale sulla pronuncia della Corte Costituzionale sul caso di Marco Cappato. La Corte ha stabilito che non è sempre punibile chi aiuta una persona a suicidarsi se il paziente è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale. Il 46 per cento è molto d’accordo con la decisione e il 32 abbastanza. Il 6 per cento poco, il 4 per niente. Per il 68 per cento degli intervistati le persone hanno il diritto di decidere della propria vita, anche di porvi fine.

Alcuni medici hanno espresso la necessità di poter obiettare alla scelta. Per il 35 per cento del campione i medici devono poter scegliere, mentre per il 33 devono comportarsi come ha deciso la Corte. Il 19 per cento afferma che lo Stato dovrebbe formare dei professionisti che se ne occupino. In Italia ha un ruolo preponderante anche quello che dice la chiesa. Solo il 24 per cento degli intervistati è d’accordo con la posizione dei vescovi di respingere la tentazione.

Redazione
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