Il ruolo dello sharing a Roma

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L’indagine dell’agenzia di stampa Dire

La mobilità a Roma è sempre stato un problema. I servizi di sharing avrebbero potuto migliorare la situazione generale della capitale. Per ora i numeri non fanno ben sperare, tanto che la startup francese Cityscoot ha deciso di ritirare i propri mezzi. Dopo il lockdown i numeri del servizio di sharing di scooter elettrici non sono tornati quelli di prima. Le abitudini dei romani sono dure a morire. Per questo l’agenzia di stampa Dire ha deciso di approfondire, con un lavoro a puntate, il ruolo dello sharing a Roma.

I romani preferiscono i mezzi privati. Nella capitale sono presenti 1,76 milioni di auto e 388 mila motocicli. 900 veicoli ogni 1000 abitanti. Il 58 per cento dei 5,3 milioni di residenti che si spostano quotidianamente preferisce il mezzo privato. Per questo i cittadini passano mediamente 92 ore l’anno nel traffico. Peggio accade solo a Palermo. I mezzi pubblici non sono sufficienti. Nonostante tre linee della metropolitana, le ferrovie concesse, le ferrovie regionali e 2600 bus Roma copre solo 60 chilometri urbani. Solo il 27 per cento del parco mezzi è elettrico o a metano. Il 21,2 per cento degli spostamenti avviene con mezzi pubblici.

74mila persone si spostano in bici, Il 20 per cento la utilizza per spostamenti regolari. Buona parte concentrata nella fascia di punta del mattino fino alle 9.30. Quelle in sharing sono con pedalata assistita e costano 25 centesimi per lo sblocco e 10 centesimi al minuto. Con questi costi risultano il mezzo più economico fra quelli sharing. A Roma sono attivi tre servizi di car sharing, di cui uno pubblico. 2300 i veicoli su strada (28 per cento elettrici). Tre anche i servizi di scooter sharing con quasi 2mila scooter a disposizione. Ultimi arrivati i monopattini in sharing che vanno dai 15 ai 25 centesimi al minuto, ai quali va aggiunto 1 euro come costo di sblocco.

In questo mare magnun di mezzi e possibilità l’agenzia Dire si è chiesta quale sia il ruolo dello sharing nella capitale. La risposta sta nei costi. Con costi fissi di abbonamento relativamente elevati un mezzo in sharing può costare praticamente quanto un mezzo privato. Questo dunque fa propendere per il secondo. Per aumentare l’utilizzo dei mezzi in sharing sarebbe necessario aumentare il servizio di trasporto pubblico. I servizi di sharing possono avere convenienza per chi abita in zona centro o semicentro e fa pochi chilometri l’anno. In una città come Roma, ad oggi, non conviene.

Redazione
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