Il mio ricordo del 23 maggio

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A 28 anni dalla strage di Capaci

Sono stato due volte a Palermo. In entrambe le occasioni di 23 maggio. La prima sette anni fa. Ci arrivai intorno alle 7 del mattino a bordo della Nave della Legalità partita da Napoli. Quello fu l’ultimo anno in cui erano due le navi che approdavano a Palermo. Dall’anno dopo la manifestazione organizzata dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, avrebbe visto impiegare una sola nave: quella in partenza da Civitavecchia. E nel 2019 da lì sono partito. In questo caso per raccontare il 27 anniversario dalla strage di Capaci.

Quello che ricordo dell’arrivo a Palermo in entrambe le occasioni è l’accoglienza di centinaia di persone. In gran parte studenti. Ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado. Dalle elementari alle superiori. Ragazzi che cantano contro la mafia. E non lo fanno per obbligo. Non è un compito propedeutico alla promozione all’anno successivo. Lo fanno perché credono che un futuro senza mafie sia un futuro migliore. Perché, come diceva Falcone «la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine».

Nel 1992 avevo cinque anni. Non posso ricordare nulla di dove fossi e cosa stessi facendo. Ogni anno in questo giorno però ricordo quello che ho fatto negli anni da adulto. Degli anni in cui da caporedattore di Radio Siani contribuivo all’organizzazione di momenti di riflessione e ricordo. Dei due viaggi che ho raccontato prima. Un altro ricordo legato a questa giornata, anche se la presentazione avvenne in un’altra data, riguarda la presentazione del libro Dov’eravamo curato per Caracò editore da Massimiliano Perna in occasione del ventennale delle stragi di Capaci e via D’Amelio. In quel periodo ero l’addetto stampa della casa editrice. Ricordo la presentazione al liceo Genovesi di Napoli con Amalia De Simone e Pif.

Quest’anno ci sarei dovuto tornare a Palermo. Per la terza volta. Ancora a bordo della Nave della Legalità. Ancora una volta per raccontare i sogni, le speranze, la lotta alla mafia. Per incontrare centinaia di studenti. Ma non è stato possibile a causa dell’emergenza sanitaria. Per questo oggi parteciperò, come tanti milioni di italiani, a Palermo Chiama Italia al Balcone. Per ricordare Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, gli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. E per ricordare il sacrificio che il 19 luglio dello stesso anno toccò a Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Ciro Oliviero

Redazione
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