Respingimenti illegali sulla rotta balcanica

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L’Italia ha ammesso di riportare i migranti al confine con la Slovenia

Passando dalla stazione dei treni di Trieste sono molti i migranti che si incontrano. Molti sono arrivati in Italia dopo una lunga traversata attraverso la rotta balcanica. Queste persone hanno macinato chilometri. A volte a piedi scalzi. Altre volte consumando le scarpe per quanto cammino hanno fatto. Ora rischiano di essere rimandati indietro. Di essere accompagnati al confine con la Slovenia e fare il percorso inverso attraverso la Croazia, fino in Bosnia. Accompagnati, per modo di dire, fuori dall’Unione europea.

L’Italia ha ammesso di riportare i migranti al confine con la Slovenia in maniera informale. Sono le cosiddette riammissioni informali. Una procedura illegale che non trova una traccia scritta. Non c’è un accordo bilaterale con un altro Paese, che significherebbe ammettere di violare il diritto di libera circolazione delle persone. Una procedura che preclude di fatto allo straniero il diritto a potersi opporre giudizialmente al provvedimento. In una lettera inviata al governo e all’Unhcr Asgi sottolineandone l’eccezionale la gravità «perché profondamente contrastanti con principi di diritto interno ed europeo in tema di libertà e diritti umani fondamentali». 

L’associazione evidenzia che non può bastare l’accordo bilaterale Italia – Slovenia per la riammissione delle persone alla frontiera, firmato il 3 settembre 1996. Sarebbe ugualmente necessario un provvedimento amministrativo che giustifichi la procedura per le riammissioni. Asgi sottolinea inoltre che «pur nella controversa e per molti tratti oscura politica dell’asilo in Italia mai si era giunti a una violazione della legalità così macroscopica e tale da porre alle  istituzioni italiane ed europee dei serissimi interrogativi sulle violazioni dei diritti fondamentali in atto al confine terrestre con la Slovenia».

Asgi chiede al governo di porre fine alle riammissioni illegittime alla frontiera italo slovena e di dare disposizioni alle sedi periferiche dell’amministrazione centrale di rispettare il diritti d’asilo e di accesso al territorio. L’associazione chiede inoltre al governo di riferire con urgenza di fronte alle Camere sulla situazione. Asgi chiede inoltre ad Unhcr di prendere posizione pubblica sulla vicenda e di attuare un monitoraggio diretto della situazione sul confine orientale.

Redazione
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