Il razzismo non deve trovare spazio nel calcio

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Durante il match di Champion’s League di ieri il calciatore dell’İstanbul Başakşehir Demba Ba ha denunciato un episodio di razzismo da parte del quarto uomo

Il calcio è lo sport maggiormente diffuso al mondo. In alcuni Paesi è qualcosa che va al di là dello sport. È aggregatore sociale, è sfogo. Toglie i ragazzini dalla strada. Anche in molti Paesi europei è così. E molti di quei ragazzini sognano, un giorno, di calcare i più grandi palcoscenici. Come quello della Champion’s League. Sarà successo qualche anno fa anche a Demba Ba, calciatore oggi in forza all’İstanbul Başakşehir. Protagonista, suo malgrado, di un brutto episodio nella gara del girone in casa del Psg.

Più volte i commentatori sportivi hanno evidenziato in questi mesi che con gli spalti vuoti in campo si sente ogni cosa. E Demba Ba ha sentito l’arbitro romeno Sebastian Costantin Coltescu, quarto uomo della sfida, appellarlo negro. Ne è seguita un’accesa richiesta di chiarimento che prima ha portato all’espulsione del calciatore dalla panchina e poi la squadra turca a ritirarsi dal campo. Il quarto uomo avrebbe pronunciato la frase “tipul acesta negru”, che in rumeno significa “quel ragazzo nero”. Non sarebbe accomunabile al termine dispregiativo e razzista italiano. Demba Ba ha chiesto ugualmente spiegazioni. Il calciatore evidenzia che un calciatore bianco non viene interpellato col colore della pelle.

Nella serata la Uefa dal suo profilo ufficiale ha twittato questo messaggio. L’organismo condurrà un’indagine sui fatti accaduti a Parigi. «Il razzismo e la discriminazione in tutte le sue forme non trovano posto nel calcio», si legge nel tweet della Uefa.

Redazione
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