La scelta di ieri PSG è l’ultima in ordine di tempo, ma ce ne sono altre, come il Barcellona con UNICEF
Sul retro delle maglie con cui è sceso in campo il PSG nella partita di Champions League di ieri sera c’era un’aggiunta rispetto alla casacche di questa stagione. I parigini hanno scelto di scendere in campo con una maglia speciale dedicata alla Xana foundation. E hanno scelto di farlo proprio nella partita contro il Barcellona. La fondazione intitolata alla figlia dell’allenatore Luis Enrique, scomparsa a soli nove anni per una forma aggressiva di leucemia, nacque proprio quando il tecnico spagnolo allenava i blaugrana. Xana foundation è nata per sostenere la ricerca e accompagnare le famiglie colpite da malattie oncologiche infantili.
Un gesto dal forte valore simbolico che riaccende i riflettori su un fenomeno raro ma significativo. Quello dei club che decidono di rinunciare, anche solo per una partita, a uno sponsor milionario per lasciare spazio a messaggi sociali. La scelta di ieri sera del PSG con Xana foundation è l’ultima in ordine di tempo, ma ci sono dei precedenti. Il più celebre resta quello del Barcellona, che nel 2006 scelse di rompere con oltre un secolo di tradizione senza sponsor commerciali per portare sulle proprie maglie il logo dell’UNICEF. Il club catalano decise così di donare ogni anno, per cinque anni, una parte consistente delle proprie entrate per finanziare i programmi dell’agenzia delle Nazioni Unite a favore dell’infanzia.
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Nel 2018 la Juventus ha avviato una collaborazione con Save the Children. E nella scorsa stagione ha deciso di portare il logo della ong sulla maglia da gioco. Un accordo nato dalla volontà di promuovere una delle principali organizzazioni internazionali impegnate nella tutela dei diritti dei minori. Anche in Inghilterra alcune società hanno sperimentato questa strada. Nel 2021 il Tottenham sostituì il logo del proprio sponsor principale con quello di Indochina Starfish foundation, associazione che si occupa di salute ed educazione in Cambogia. Al termine della partita del 2 maggio contro lo Sheffield United, le maglie furono messe all’asta e il ricavato destinato ai progetti dell’organizzazione. Un’operazione simile la mise in campo in Liverpool nella sfida di Premiere League del 30 marzo 2014 proprio contro il Tottenham, facendo comparire sulla maglia Seeing is Believing, iniziativa contro la cecità evitabile nei Paesi in via di sviluppo.
Nel calcio si parla sempre e solo del valore commerciale delle divise. Per questo ogni volta che un club decide di rinunciare a un contratto da milioni per dare spazio a un messaggio sociale l’effetto è importante. L’iniziativa ultima del Paris Saint-Germain ne è la conferma. Il nome della Xana foundation sulle maglie non è solo un tributo personale di Luis Enrique, ma un invito collettivo a riflettere sull’importanza della ricerca e del sostegno alle famiglie. E in questo il calcio può diventare uno straordinario veicolo di solidarietà.
@ciro_oliviero


















