Percorsi in carcere con la coop Thc

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Un progetto di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti

Together let’s Help the Community. Insieme aiutiamo la comunità. Questo il significato dell’acronimo della coop Thc. Aiutare gli ultimi, gli emarginati. Come i detenuti. Per questo è nato il programma Percorsi in Carcere. Sostenere percorsi formativi e lavorativi per i detenuti. Questo lo scopo della cooperativa sociale di Roma. Il progetto si svolge presso la casa circondariale di Massa Marittima, in provincia di Grosseto, dove si trova un apiario composto da 22 arnie con famiglie di ape Ligustica.

La cooperativa ha concluso Undici giornate, progetto in collaborazione con undici aziende agricole del grossetano. Un pezzo del più ampio progetto Percorsi in carcere. Sospeso durante il lockdown, il percorso di formazione dei detenuti era ripreso qualche settimana fa. La coop sta lavorando ad un ampliamento del percorso, coinvolgendo un numero maggiore di reclusi nel piccolo penitenziario di Massa Marittima, con la possibilità di allargare il progetto ad altre carceri toscane.

Una cooperativa giovane, nata 4 anni fa, che ha subito deciso di investire nelle potenzialità sociali ed economiche del carcere. Lo scorso anno Thc ha rilevato le arnie e ha prodotto il miele. «Abbiamo testato sul campo le reali potenzialità. Poi abbiamo inserito altre undici aziende del territorio testando il legame tra carcere e territorio», racconta il presidente della cooperativa, Mirko Pascale.

Grazie a questo progetto le realtà imprenditoriali del territorio «hanno potuto constatare che era possibile avere manodopera qualificata dal carcere», racconta Pascale. Durante questo percorso «i detenuti hanno appreso molto, ma anche noi cooperatori. C’è stato un bello scambio». Per il prossimo futuro Thc punta ad avvicinare sempre più aziende al carcere che «può essere una risorsa a cui attingere. Vogliamo tessere questa rete creando un legame territoriale sempre maggiore. Entro tre anni – aggiunge Mirko Pascale – vogliamo portare il nostro progetto anche in altre carceri. Prima di tutto ci interessa il reinserimento sociale dei detenuti. Intendiamo infatti creare una rete sociale postuma, in modo da dare loro una seconda possibilità, accompagnandoli in questo processo».

Redazione
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