La sua storia, raccontata anche nel libro Terrarossa di Gabriella Genisi e nelle Le indagini di Lolita Lobosco
È morta il 13 luglio 2015, stroncata dalla fatica sotto il sole cocente di un’estate pugliese. Paola Clemente, 49 anni, bracciante agricola, lavorava nei campi di Andria per tre euro l’ora, piegata a raccogliere uva dall’alba fino al primo pomeriggio, spesso ben oltre l’orario segnato sul contratto. La sua storia, raccontata anche nel libro Terrarossa di Gabriella Genisi e ne Le indagini di Lolita Lobosco, la serie di successo con Luisa Ranieri andata in onda su Rai 1, è e resta simbolo di una battaglia ancora aperta contro lo sfruttamento in agricoltura.
A dieci anni dalla sua morte, Andria le dedica un murale realizzato dallo street artist Jorit. Lunedì 14 luglio alle 18.30 a Largo Grotte sarà inaugurata l’opera che ritrae il volto di Paola Clemente accanto a una rappresentazione del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, potente icona delle lotte bracciantili. Il murale campeggia sulla parete esterna degli uffici comunali, trasformando un luogo pubblico in uno spazio di memoria collettiva.
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L’iniziativa, promossa dalla Flai Cgil, vedrà la presenza del marito di Paola, Stefano Arcuri, dei rappresentanti sindacali e della sindaca di Andria, Giovanna Bruno. «Vogliamo restituire memoria e dignità a Paola Clemente e a tutti i braccianti ancora sfruttati. La sua morte – spiega Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil – ha portato all’approvazione della legge 199 del 2016 contro il caporalato, considerata un modello in Europa. Ma ancora oggi non è applicata pienamente, soprattutto nella parte della prevenzione. Il volto di Paola ci ricorda che la lotta non è finita».
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