No War Factory, gioielli dalle bombe

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L’alluminio grezzo viene ricavato da ordigni bellici risalenti alla guerra del Vietnam e lavorato da alcuni artigiani del villaggio Ban Naphia in Laos

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior. Così contava De Andrè. Dalle bombe nascono gioielli, si potrebbe cantare parafrasando Via del Campo. E si può dire raccontando la storia di No War Factory, il marchio di gioielli ricavati principalmente da alluminio di ordigni bellici risalenti alla guerra del Vietnam. Le bombe vengono cercate tramite metal detector, scavate e distrutte in sicurezza. Dai frammenti ricavati gli artigiani laotiani ne ricavano dei manufatti attraverso una tecnica chiamata a staffa, ovvero per mezzo di semplici stampi in argilla entro cui viene colato l’alluminio fuso.

I pezzi grezzi ricavati dagli stampi sono importati in Italia. Qui vengono lavorati dall’orafa artigiana Francesca Barbarani. L’idea è nata nel 2017 dopo che i viareggini Massimo Moriconi e sua moglie Serena Bacherotti, durante uno dei loro viaggi nel su est asiatico, hanno conosciuto la ong Mine Advisory Group) che si occupa di sminamento e di rimozione di ordigni inesplosi. Da allora i due italiani acquistano i manufatti direttamente dagli artigiani di 13 famiglie del villaggio di Ban Naphia, a pochi chilometri da Phonsavan, la capitale della regione di Xieng Khouang. Contribuendo così anche allo sviluppo economico del Laos.

No War Factory contribuisce anche in un altro modo allo sviluppo del Laos. Il 10 per cento del ricavato della vendita dei gioielli viene devoluto in parte all’associazione Adopt a Village in Laos per l’acquisto di filtri per rendere l’acqua potabile. Un’altra parte viene devoluta alla ong Mag per lo sminamento dei territori laotiani.

Redazione
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