M(o)ai + plastica sull’Isola di Pasqua

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Il documentario racconta l’inquinamento da plastiche e microplastiche sull’Isola di Pasqua

L’inquinamento non conosce confini e raggiunge ogni angolo del mondo. Anche quello più remoto come l’Isola di Pasqua. Un luogo che nell’immaginario collettivo è per antonomasia il ricongiungimento con la natura e con le origini dell’umanità. Peccato che l’inquinamento da plastica sia ben presente sull’isola. Soprattutto da microplastiche, come testimonia M(o)ai+Plastica, il documentario nato da un’idea di Dario Catania, presidente dell’associazione N’ Sea Yet, durante un viaggio sull’isola nel 2018. L’opera prende il nome dai Moai, la imponenti statue che rimandano all’immaginario tipico dell’isola.

«Ho girato l’isola in bici ed ho potuto constatare la massiccia presenza di plastica», racconta Catania a dalSociale24. Nel corso della sua permanenza ha intervistato i cittadini, insegnanti, negozianti, la proprietaria di un ostello. E anche un sacerdote che sensibilizza i parrocchiani all’attenzione all’ambiente anche durante le funzioni religiose. «Tutti mi hanno raccontato che la plastica è cresciuta anche con la crescita del turismo. C’è una discarica a cielo aperto che non è accessibile a turisti. Un luogo che non si vuole che si veda. Ad oggi la plastica deve essere ammassata e poi spedita in Cile che si occupa del riciclo. C’è la volontà però di realizzare un centro di riciclo della plastica proprio sull’isola», aggiunge Dario Catania.

«Dario è stato bravissimo a cogliere l’anima di quel luogo, così lontano ma che, allo stesso tempo, nel documentario evidenzia che viviamo lo stesso problema. Faccio mio l’appello ultimo intervistato: bisogna cambiare il nostro modello economico, riutilizzando la plastica che abbiamo già prodotto. Ne vale anche della nostra salute, Ogni giorno beviamo l’equivalente della plastica presente in un carta di credito, perché la microplastica è ovunque», dichiara a dalSociale24 Dario Caraotenuto.

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Il documentario è stato girato con attrezzature non professionali, in quanto non era lo scopo iniziale del viaggio. Il montaggio di Dario Carotenuto, Dario Catania e Daniele Fiocco lo hanno reso il lavoro che ha partecipato al concorso Aqua film festival e vinto nella sezione Acqua e ambiente. Una vittoria resa possibile da un lavoro di squadra che comprende Alex Mandofia e Simone Pennucci, che hanno realizzato le musiche originali di M(o)ai+Plastica.

Alex Mandofia e Simone Pennucci affrontano i temi ambientali già nei testi dei Dresda Code, il loro gruppo musicale. In questo lavoro hanno dovuto cambiare genere musicale. Dall’undeground metal alla soft music. Ma il messaggio che passa è chiaro: proteggere l’ambiente. «Dobbiamo essere consapevoli che o si fa inversione ora o ci ritroveremo a vivere in un mondo che andrà sempre peggio», sottolinea Mandofia. Pennucci racconta l’aneddoto che li ha visti entrambi protagonisti durante la realizzazione delle musiche. «Ognuno di noi ha scritto un pezzo, ma senza accordarci sono venuti fuori due racconti simili. Abbiamo lo stesso approccio, anche perché sono le stesse tematiche dei nostri testi. Credo che la musica sia un ottimo mezzo espressivo per raccontare questo mondo», ha concluso il musicista.

@dalsociale24

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