Minacce amministratori, Napoli più colpita

Minacce amministratori, Napoli più colpita

Il nuovo rapporto di Avviso Pubblico fotografa un fenomeno in lieve calo, ma cresce il numero dei territori coinvolti

Meno intimidazioni rispetto all’anno precedente. Ma sono in crescita i territori dove gli amministratori locali subiscono minacce. Questo il quadro che emerge dal nuovo rapporto Amministratori sotto tiro di Avviso Pubblico. Nel 2025 sono state censite 309 atti intimidatori, minacce e aggressioni rivolti ad amministratori locali e personale della pubblica amministrazione. Un dato in calo del 6 per rispetto ai 328 casi registrati nel 2024. Resta costante la pressione mei confronti di chi amministra i territori. In media, una intimidazione ogni 28 ore. 215 i Comuni e 72 le province interessate dal fenomeno. Si conferma che quello delle minacce è un fenomeno non circoscritto a poche aree del Paese.

Tra le regioni più colpite quelle del Mezzogiorno. La Puglia guida la classifica con 51 intimidazioni censite. Seguono Campania con 37 casi, Sicilia con 35, Calabria con 32. Sebbene il numero delle minacce registrate in Campania sia diminuito rispetto all’anno precedente, il territorio regionale continua a rappresentare uno dei principali osservatori del fenomeno a livello nazionale. Particolarmente significativo il dato relativo alla provincia di Napoli, che dopo tre anni torna a occupare il primo posto nella graduatoria nazionale. Sono 16 gli atti intimidatori registrati nel 2025, distribuiti in 11 Comuni diversi. A seguire Lecce con 15 casi, Palermo con 14, Reggio Calabria con 11.

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Il rapporto conferma che i sindaci restano il bersaglio principale delle minacce. Gli amministratori locali rappresentano il 77 per cento delle vittime. Tra questi quasi sette su dieci sono primi cittadini. Un dato in crescita rispetto all’anno precedente e che testimonia il ruolo sempre più esposto di chi si trova a gestire conflitti sociali, tensioni territoriali e interessi economici spesso contrapposti. A cambiare è anche la natura delle intimidazioni. Gli incendi si confermano la modalità più utilizzata a livello nazionale. Seguono lettere e messaggi minatori, minacce sui social network, intimidazioni verbali o telefoniche. Netta differenza tra sud e centro-nord. Nel Mezzogiorno prevalgono ancora gli incendi e i danneggiamenti. Nel resto del Paese sono più frequenti lettere anonime, messaggi intimidatori e campagne di odio online.

Un elemento che continua a preoccupare riguarda il legame tra intimidazioni e contesti già interessati dalla presenza mafiosa. Il 15% degli episodi censiti nel 2025 si è verificato in comuni che in passato sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sulla vulnerabilità dei piccoli comuni. Oltre la metà delle intimidazioni dello scorso anno è avvenuta in centri con meno di 20mila abitanti. Guardando alla serie storica, i numeri restituiscono la dimensione di un fenomeno tutt’altro che marginale. Dal 2010 al 2025 Avviso Pubblico ha censito 6.025 atti intimidatori contro amministratori locali e dipendenti pubblici. Sicilia, Calabria, Campania e Puglia concentrano da sole oltre la metà dei casi registrati in sedici anni di monitoraggio.

@dalsociale24

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