Post Acute ci sono venti posti letto, un’équipe multidisciplinare di medici, infermieri, assistenti sociali e volontari
A Milano, dentro le mura silenziose ma piene di vita del centro Post Acute di fondazione Progetto Arca, si coltiva ogni giorno il diritto alla cura per le persone senza dimora. Un diritto che troppo spesso viene cancellato insieme alla residenza, ai documenti, al nome. Ma qui, nel cuore di una città che corre, si è scelto di rallentare, di guardare, di ascoltare. Grazie ai fondi dell’8xmille dell’Unione Buddhista Italiana, Progetto Arca ha avviato CARE for Homeless. Si tratta di un’iniziativa che ha permesso di allestire cinque nuovi posti letto per il servizio Sollievo, dedicato a persone malate in fase terminale o con patologie croniche invalidanti. Persone che, dimesse dagli ospedali, non possono tornare per strada. Per loro, tornare in strada significherebbe semplicemente non farcela.
Nel centro Post Acute ci sono venti posti letto, un’équipe multidisciplinare di medici, infermieri, operatori sociosanitari, assistenti sociali e volontari. Tutti uniti per prendersi cura. Uno spazio dove si cura anche la solitudine, si accompagna il dolore, si ascolta la fatica. Lo sanno bene gli operatori e i 60 tra volontari e professionisti che hanno partecipato alla formazione sul fine vita, promossa proprio nell’ambito di questo progetto. Ascolto, empatia e compassione non sono parole astratte.
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I numeri raccontano un impatto profondo. Solo nell’ultimo anno sono state 255 le persone accolte. Il 76% ha potuto continuare il proprio cammino in una struttura di riabilitazione o accoglienza. Il 6% ha raggiunto un’autonomia tale da lasciare la strada per entrare in una casa. Un risultato che dice molto sulla forza del prendersi cura, anche quando tutto sembra perduto.
«Il primo fondamentale diritto che perde chi non ha una casa è il diritto alla cura. Difenderlo è ciò che facciamo qui ogni giorno, con un approccio di cura basato sulla presa in carico dei bisogni globali della persona, assicurando alla persona fragile, senza una casa ma anche senza una rete di familiari e amici, di non essere più sola, soprattutto ora nell’affrontare una malattia inguaribile o il fine vita», spiega la direttrice dei servizi della fondazione, Costantina Regazzo.
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