Lavoro, da inizio anno tre morti al giorno

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Le cronache degli ultimi decessi sui luoghi di lavoro sembrano aver smosso gli ambienti politici sull’inasprimento delle sanzioni per i responsabili

Ricorre oggi la 71esima edizione della Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro. I dati ufficiali Inail testimoniano che nei primi otto mesi del 2021 sono 772 i decessi registrati sui luoghi di lavoro. Parliamo di tre morti al giorno, ai quali vanno associate le 349.449 denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto nello stesso periodo, con un incremento di oltre 27mila in più (+8,5%) rispetto allo stesso periodo del 2020. Dati estremamente preoccupanti sui quali politica, istituzioni e media non possono continuare a utilizzare un atteggiamento tanto timido come accade ormai da troppo tempo. Soprattutto in un periodo complesso come quello che stiamo vivendo.

I costi che da mesi ormai aumentano in maniera sfrenata per tutte le attività economiche e lavorative (materie prime e carburanti in primis) sono un campanello di allarme da non trascurare. Ancora troppe imprese infatti, decidono in maniera sconsiderata di far fronte a tale incrementi di costi con riduzioni di investimenti proprio nel settore della sicurezza. Nei giorni scorsi, le cronache degli ultimi decessi sui luoghi di lavoro sembrano aver smosso gli ambienti politici nei quali si è tornati sul tema dell’inasprimento delle sanzioni per i responsabili di incidenti e vittime sul lavoro e di revisioni normative dall’attuale testo unico in materia di sicurezza. Azioni che hanno un respiro estremamente corto in assenza di controlli serrati e soprattutto di una maggiore cultura della responsabilità diffusa. Temi su cui a schierarsi in prima linea devono scendere una volta e per tutte le associazioni di categoria e il mondo delle imprese.

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Non è più il tempo di agire con mutua indifferenza. Denunciare e isolare chi non rispetta le norme non deve più essere azioni condizionate dal timore di pochi lavoratori che spesso sono costretti a girare la testa per paura di perdere il posto o di ulteriori conseguenze. O ci si muove insieme. O si resta fermi.

@VinsViglione

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