L’impatto del dpcm sulla ristorazione

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L’intervista ad Alessandro Condurro, ad de L’antica pizzeria da Michele in the world

L’ultimo dpcm impone alla ristorazione la chiusura dei locali al pubblico alle 18. Questi hanno però la facoltà di effettuare consegne fino alle 24. Scleta che non aveva trovato concordi diverse Regioni. Alcune di queste sono intervenute con ordinanze proprie per regolamentare gli orari. Tra queste la Campania. Abbiamo chiesto ad Alessandro Condurro, ad de L’antica pizzeria da Michele in the world una testimonianza dell’impatto di queste scelte sulla sua attività di ristorazione.

Quanto peserà sull’attività quotidiana dell’Antica pizzeria Da Michele il dpcm del 25 ottobre?
«Il dpcm e l’ultima ordinanza della Regione Campania peseranno molto sul normale andamento della pizzeria. Si può dire che, da circa due mesi, la pizzeria fosse tornata a pieno regime, per quanto possibile, considerando le misure di distanziamento necessari e da noi sempre rispettate. Non sono più i tempi in cui gli sconosciuti, che facevano amicizia in fila aspettando di entrare, decidevano di mangiare allo stesso tavolo, ma possiamo dire che le cose stavano migliorando. Nelle ultime due settimane, però, abbiamo iniziato a riscontrare un calo che andrà peggiorando con le norme annunciate».

Le consegne sono concesse fino alle 22.30. Che peso hanno nell’economia quotidiana della pizzeria?
«Prima del lockdown non avevamo il servizio di consegna a domicilio. Da maggio ci siamo affidati a Ubereats, ma non è abbastanza. Il delivery non riesce neanche lontanamente a sopperire al servizio ai tavoli. L’asporto, inizialmente vietato in Campania, è ammesso fino alle 22.30».

Quanto avete risentito del lockdown di marzo e aprile?
«Molto, come tutti, ma ci siamo fatti forza e rialzati. Questo ritorno a una situazione simile a quella di marzo non ci voleva. Ora siamo stanchi e amareggiati per i sacrifici fatti e gli adeguamenti che non hanno rappresentato una soluzione reale. Più di ogni cosa, è il grave ritardo degli aiuti statali che ci preoccupa, perché per noi la priorità sono i nostri dipendenti e le loro famiglie. Tutto dipende dal lavoro che svolgiamo ogni giorno e che rende l’azienda di famiglia viva da 150 anni».

Da Michele ha in molte città italiane e del mondo diverse pizzerie in franchising. Come si sono organizzati gli altri Paesi in cui siete presenti con le misure anticontagio nel settore della ristorazione?
«Alcuni Paesi stanno vivendo situazioni anche peggiori della nostra. Penso a Barcellona, dove l’emergenza non è mai terminata, o a Londra, dove avevamo aperto la seconda sede subito prima del lockdown di marzo. Alla riapertura, la sede di Soho ha iniziato a fare numeri da capogiro. Sempre nel rispetto delle norme del distanziamento e grazie al dehors esterno, era piena dall’apertura fino a tarda notte. Negli altri Paesi, gli aiuti da parte dello Stato sono stati immediati. Un esempio positivo su tutti è la Germania, dove i nostri partner hanno vissuto l’emergenza più serenamente, perché sostenuti dalle istituzioni».

Ciro Oliviero

Redazione
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