Migliorare la salute e rilanciare l’economia sostenibile sono altri due aspetti centrali della mobilità ciclistica
Quando parliamo di mobilità ciclistica, principalmente nei luoghi dove la cultura della bici non è adeguatamente diffusa, il più delle volte chi ascolta o chi ci legge tende ad apostrofarci nel migliore dei casi come degli sfigati. Comprensibile. Ma anche no. Questo perché in tanti (troppi) credono ancora al mito farlocco dell’auto, meglio ancora se di grossa cilindrata e formato maxi suv, come simbolo di successo, di status elevato.
Poi magari si ritrovano imbottigliati per ore nel traffico di centri urbani sempre più congestionati dall’eccessiva presenza di autoveicoli. Secondo i dati Eurostat, con quasi 700 auto ogni 1.000 abitanti, l’Italia risulta essere il Paese europeo con il maggior numero di veicoli in circolazione. E allora cominciano a prendersela con chiunque. Dal poveretto che con una modestissima utilitaria deve in qualche modo andare a lavoro o sbrigare delle commissioni, ai furgoncini che fanno su e giù per consegnare beni e merci di ogni genere. Magari anche il cellulare con cui smanettano mentre sono alla guida o la patacca luccicante che hanno al polso per fare impressione a non si sa chi. Fino a prendersela col lavavetri al semaforo, cogli autobus, con Comune o Stato che non esiste, con gli extraterrestri.
Poi magari il problema siamo noi ciclisti che quando la strada è minimamente sgombra non gli diamo, fortunatamente per noi e per loro, la possibilità di sfrecciare a mille all’ora anche solo per fare dieci metri. Eppure, basterebbe veramente poco per uscire da questa bolla di incoscienza per migliorare innanzitutto la vivibilità delle proprie e altrui comunità scegliendo di spostarsi in bicicletta. Una scelta non oppositiva, sia chiaro, a quella dell’auto. Ma complementare.
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Una scelta che potrebbe dare forza a una domanda ancora troppo fiacca, rivolta alle istituzioni, di investimento e promozione di infrastrutturazione destinata proprio alla mobilità ciclistica. Anche perché, è bene ricordarlo, in un Paese come l’Italia nel quale l’industria della bici conta 230 aziende con circa 19mila addetti e un giro di affari da quasi 2,6 miliardi di euro, promuovere e sostenere la mobilità ciclistica sarebbe una vera e propria boccata di ossigeno per l’economia e per il lavoro, oltre che per la vivibilità e la salute pubblica.
Alle Regioni quindi, che sono competenti in materia di trasporti, il compito di implementare nei vari livelli di pianificazione territoriale e rendere pienamente operativi strumenti di enorme potenzialità come l’attuale Piano Regionale della Campania in materia di mobilità ciclistica. A beneficio della vivibilità delle proprie comunità, dell’indiretto minor carico sul servizio sanitario regionale, e di uno sviluppo industriale innovativo e veramente sostenibile.
@VinsViglione


















