I principali dati del rapporto presentato questa mattina a Roma da Avviso Pubblico
In 15 anni Avviso Pubblico ha censito 5.716 atti intimidatori, minaccia e violenza su tutto il territorio nazionale. Destinatari di questi atti criminali sono amministratori locali, funzionari e dipendenti pubblici, personale della pubblica amministrazione. La media è di 381 intimidazioni l’anno, 32 ogni mese. Che significa una al giorno. Le modalità sono le più disparate. Si va dalle lettere (13%) ai social network (13%). Dai danneggiamenti di auto, case, altri mezzi (12%) a scritte offensive e minacciose sui muri e le strade delle città (12%), fino alle aggressioni fisiche (11%). Questi i principali dati del rapporto Amministratori sotto tiro presentato questa mattina a Roma.
Le regioni dove si registra il maggior numeri di casi sono quelle dove sono nate le mafie storiche, ovvero Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. Qui i casi tra il 2010 ed il 2024 sono stati 3.286. Ovvero il 57,5 per cento del totale nazionale. Quattro le province che superano i 200 casi ciascuna: Napoli, Cosenza, Reggio Calabria e Palermo. Da sole superano il 20 per cento del totale. E nelle prime dieci posizioni solo due sono fuori dalle quattro regioni principali. Si tratta di Roma (6 posto con 180 casi censiti in 15 anni) e Nuoro (10 posto con 139 casi censiti). Si registrano molti casi anche a Milano (126 casi) e Torino (116).
I 5.716 atti intimidatori censiti da Avviso Pubblico nel rapporto Amministratori sotto tiro sono stati registrati in 1.683 comuni italiani, il 21.3% del totale. Cosenza risulta la provincia con il maggior numero di Comuni colpiti (61). Seguono Napoli e Reggio Calabria (60 a testa). La Campania è la regione dove si registra il maggior numero di Comuni colpiti (216). Seguono Sicilia (213) e Calabria (204). Ma in termini di percentuale tra numero dei Comuni colpiti e totale dei Comuni presenti nella regione a primeggiare è la Puglia con il 62%. Seguono Sicilia (54%) e Calabria (50%).
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Nel 2024 torna a crescere il numero di atti intimidatori, di minaccia e violenza. 328 casi che significano un +4% rispetto al 2023, quando furono 315. E dopo cinque anni in cui si era registrato un sensibile calo. Diminuisce anche il numero delle regioni coinvolte. Non sono stati registrati casi in Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Molise e Basilicata. 43 (21%) dei 328 casi è stato registrato in comuni che in un passato più o meno recente sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose.
Le storie arrivano da tutta Italia. A Cesenatico (Forlì-Cesena), il sindaco Matteo Gozzoli ha seguito da vicino l’indagine Radici, che ha portato alla condanna in primo grado di esponenti del clan Piromalli, con l’accertamento del metodo mafioso. Il Comune si è costituito parte civile, denunciando segnali preoccupanti come cessioni sospette di attività commerciali e minacce ai dipendenti. A Corigliano Rossano (Cosenza), il sindaco Flavio Stasi e l’ex assessore Damiano Viteritti sono sotto vigilanza per ragioni di sicurezza, dopo minacce legate alla loro attività amministrativa, in particolare per aver sollevato dubbi sulla gestione del cimitero comunale. Melissano (Lecce), il sindaco Alessandro Conte è stato vittima di un tentativo di estorsione aggravato dal metodo mafioso: l’uomo arrestato gli aveva chiesto denaro per le famiglie dei carcerati, spingendolo a denunciare immediatamente l’accaduto.
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