La detenzione dei migranti ai tempi del Covid

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Il rapporto della Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili

La direttiva rimpatri ed il Testo Unico Immigrazione prevedono che la detenzione dei migranti nei Cpr è esclusivamente propedeutica al rimpatrio. Durante l’emergenza da Covid-19 la mobilità internazionale era sospesa ed erano dunque impediti i rimpatri. Per questo la detenzione nei centri per il rimpatrio nel periodo di emergenza sanitaria è priva di basi legali. Questo punto emerge dal rapporto Detenzione migrante ai tempi del Covid pubblicato oggi dalla Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili.

Il dossier presentato dal Cild si focalizza sui dati relativi agli arrivi in mare tra l’inizio di febbraio ed il 2 luglio di quest’anno. Nel documento viene sottolineata inoltre la situazione negli hotspot e sulle navi-quarantena. In questo periodo le persone presenti negli hotspot sono 451 persone. Sono 332 quelle nei Cpr e 207 sulla nave Moby Zazà. A queste vanno aggiunte quelle presenti in strutture riconvertite temporaneamente per far espletare la quarantena ai migranti giunti nello stesso periodo.

Dal rapporto emerge inoltre la difficoltà di reperire informazioni sulle presenze nei luoghi di detenzione amministrativa degli stranieri. In questo periodo ha sopperito a questa mancanza il Garante nazionale per i diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Cild chiede che queste statistiche siamo rese disponibili dal ministero. Il dossier evidenzia inoltre la mancanza di un controllo da parte dei giudici sulla legalità della detenzione.

Redazione
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