Poche settimane l’ente aveva completato presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere un percorso di qualifica di manutentore del verde
Ad Aversa detenuti che diventano operatori agricoli e addetti al confezionamento alimentare. È il risultato dei percorsi formativi promossi dalla Università Popolare di Caserta all’interno della casa di reclusione di Aversa. I percorsi si sono conclusi nei giorni scorsi con gli esami finali e la consegna degli attestati di formazione professionale rilasciati dalla Regione Campania. Un’esperienza che unisce formazione, lavoro e reinserimento sociale all’interno dell’istituto penitenziario. Poche settimane l’ente aveva completato presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere un percorso di qualifica di manutentore del verde per altri detenuti.
«L’Università Popolare di Caserta è stata tra le prime in Italia a credere nell’importanza di portare la formazione professionale all’interno delle strutture penitenziarie. Crediamo che il reinserimento in società passi obbligatoriamente per un’alternativa concreta. Fornire competenze spendibili è uno dei modi che abbiamo per perseguire questo obiettivo: trasformare la detenzione in una reale occasione di riscatto e ridurre il rischio di recidiva», racconta Nicola Troisi, alla guida dell’ente casertano. I corsi sono stati condotti da Nicola Duffreducci e Angelo Miranda. Durante il percorso i detenuti hanno coltivato fragole e altri prodotti agricoli nei terreni interni all’istituto. Durante il percorso hanno appreso anche le tecniche di confezionamento per la vendita a chilometro zero nel territorio di Aversa. Una filiera corta che mette insieme produzione agricola, formazione e possibilità di lavoro reale.
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Anche la scelta delle figure professionali su cui investire è stata pensata in funzione delle opportunità offerte dal mercato del lavoro. «Investire in figure come l’operatore agricolo e l’addetto al confezionamento significa guardare a un sistema agroalimentare locale che ha bisogno di professionalità formate e certificate. La filiera corta, il Km 0, la sostenibilità: sono temi che il mercato del lavoro chiede con sempre maggiore urgenza. E noi vogliamo che i nostri allievi siano pronti a rispondere a questa domanda», ha aggiunto Troisi. «Il carcere, inteso come luogo di rieducazione e riscatto, può davvero trasformare la pena in un percorso di reinserimento sociale e di riumanizzazione. Siamo certi che continueremo a costruire percorsi simili, di utilità concreta e grande impatto», ha dichiarato Troisi.
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