I detenuti imparano l’arte dell’olio

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L’olio si è aggiudicato il bando Agro-Social: seminiamo valore realizzato da Confagricoltura e Jti Italia

Il carcere non deve essere un luogo di repressione, ma inclusivo. Un percorso che ha lo scopo di portare i detenuti a rifarsi una vita. A studiare, ad imparare una professione. Come accade per i ristretti del penitenziario dell’isola di Gorgona, in provincia di Livorno. Un progetto che vede i detenuti protagonisti nella produzione dell’olio. Un olio di qualità che grazie al progetto Recto Verso permette ad 85 detenuti di essere reinseriti socialmente e lavorativamente. Di essere coinvolti in ogni sfaccettatura della produzione. Dalla raccolta all’estrazione. Dalla comunicazione al marketing. Ed al contempo di acquisire nuove competenze in questi campi.

L’olio – realizzato da una varietà particolare di olive – si è aggiudicato il bando Agro-Social: seminiamo valore realizzato da Confagricoltura e Jti Italia. Grazie a questo progetto l’azienda agricola Santissima Annunziata di San Vincenzo, in provincia di Livorno, si è aggiudicata un premio del valore di 40mila euro. Anima del progetto la titolare del’azienda agricola, Beatrice Massaza. Lei stessa lavora con i detenuti e ha raccontato che «entro due anni un modello di lavoro da esportare anche in altri istituti penitenziari. Grazie ad Apot-Associazione produttori olivicoli toscani abbiamo creato una rete di aziende, circa un centinaio, interessate a partecipare e attivare percorsi formativi e di inserimento lavorativo. Vogliamo che dal carcere non escano ex detenuti, ma potatori esperti o agricoltori».

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La consegna del riconoscimento ha avuto luogo lo scorso venerdì alla presenza, tra gli altri, del presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, del viceministro all’Economia, Antonio Misiani, e del sottosegretario all’Agricoltura, Giuseppe L’Abbate. Quest’ultimo ha sottolineato che «i soggetti più vulnerabili della società, grazie ad iniziative come queste, divengono così protagonisti attivi della vita agricola e produttiva dei territori, coniugando innovazione e antichi saperi. Risultati ancor più determinanti alla luce del tragico momento storico che stiamo vivendo e che dobbiamo fronteggiare facendoci comunità. E in ciò l’agricoltura dimostra, ancora una volta, la sua importante funzione sociale».

Redazione
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