Denunciare i problemi di mare e spiagge

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L’intervista alla senatrice Virginia La Mura

L’ambiente d’estate può soffrire di più. Soprattutto il mare. I cittadini possono fare la propria parte per combattere l’inquinamento, i reati ambientali e salvaguardare il nostro mare. Ne abbiamo parlato con la senatrice Virginia La Mura, membro della commissione Ambiente al Senato.

Senatrice La Mura, pochi giorni fa ha rilanciato l’iniziativa Operazione Mare Blu ormai alla sua terza edizione. Ce ne vuole parlare?
«La campagna Operazione Mare Blu vuole approfondire gli aspetti problematici relativi al mare e alle spiagge dal punto di vista degli italiani. Attraverso i miei canali social e più in generale all’hashtag #OperazioneMareBlu tutti potranno segnalare con foto o video le criticità che riscontrano nei luoghi frequentati d’estate. È possibile denunciare rifiuti galleggianti e soprattutto plastiche, tartarughe in difficoltà, ancoraggi indiscriminati, inquinamento del mare da scarichi abusivi. Le schiumette che appaiono in determinate ore del giorno su tutte le acque marine costiere italiane sono un fenomeno naturale ma in alcuni casi indicano un processo di eutrofizzazione delle acque per eccesso di materiale organico (spesso correlato a scarichi di acque reflue non bene depurate). E’ il caso della segnalazione che è arrivata da parte di molti cittadini romani sulla moria di pesci nel Tevere. In quel caso una pioggia che è arrivata dopo un lungo periodo di siccità che ha dilavato i terreni ricchi di materiale organico e pesticidi facendo giungere nelle acque del fiume una quantità eccessiva di materiale che ha provocato un consumo eccessivo di ossigeno disciolto che è stato sottratto ai pesci che sono morti soffocati. Ancora: problemi di accessibilità per disabili agli stabilimenti, barche troppo sotto costa per la mancanza di boe di delimitazione dello specchio acqueo destinato alla balneazione, assenza di bagnini e di dispositivi di soccorso antiannegamento e di primo soccorso. Spesso mancano anche le informazioni sullo stato di qualità delle acque di balneazione e di conseguenza i cittadini non sanno se le acque sono effettivamente balneabili. In questo periodo non sono rari anche abusi perpetuati con la scusa del rispetto delle misure anti-covid, come l’allargamento dei lidi lungo aree che dovrebbero essere protette quali la duna costiera o l’ampliamento non autorizzato degli spazi a scapito di spiagge libere. In alcuni comuni il tratto di spiaggia libera è relegato alla foce dei canali che sfociano a mare o nei tratti di costa interessati dalla caduta massi e di conseguenza vietati alla balneazione. Insomma, lo stato della qualità delle acque, della spiaggia e la sicurezza dei bagnanti, oltre ad essere valutato mediante monitoraggi e ordinanze comunali, deve anche essere verificato sul campo e i cittadini sono le sentinelle più affidabili della qualità delle vacanze estive italiane. Le segnalazioni possono arrivare anche via messaggio alla mia pagina Facebook, in maniera tale da garantire l’anonimato per chi non volesse esporsi pubblicamente, questa modalità è stata molto utilizzata nelle passate edizioni della campagna perché molti hanno paura di denunciare lo scarico abusivo dell’albergo per cui lavorano o magari il lido abusivo di turno. Tutte le segnalazioni poi verranno mappate e saranno utili nelle sedi istituzionali per dare impulso a misure concrete atte alla salvaguardia del mare e delle coste, e anche alla loro accessibilità».

In che modo questa iniziativa può dare una mano al lavoro che stanno svolgendo il ministero dell’Ambiente e della Guardia Costiera?
«Inevitabilmente, ed è anche capitato nelle scorse edizioni della campagna, quando si tratta di determinate infrazioni come le barche sotto costa, quello che posso fare è invitare le persone a chiamare subito la Guardia Costiera o quanto meno a fotografare le imbarcazioni in maniera tale da poter denunciare. Come d’altronde accadde ad Ascea, nel Cilento, al ministro Sergio Costa che l’estate scorsa fece multare due diportisti irresponsabili. Ma il più delle volte cerco informazioni sul sito web del Comune per verificare l’organizzazione delle spiagge ed eventualmente per contattare il sindaco. Diverso è il discorso per il ministero: ad esempio anche grazie alle tantissime segnalazioni, che mi giungono da anni, relative alla zona della foce del Sarno abbiamo potuto inserire alcuni aspetti critici all’interno del Master Plan del Fiume Sarno che ha previsto, tra l’altro,una convenzione tra il Ministro e il Noe per il controllo degli scarichi abusivi lungo tutto il fiume. Le segnalazioni ricevute dai cittadini in relazione agli scarichi abusivi degli allevamenti di bufale nei canali di bonifica nel casertano ha trovato riscontro con una segnalazione dell’Università sulla gravità dell’inquinamento delle acque sotterranee da nitrati proprio nell’area del casertano, da qui è scaturitala necessità di approfondimento nelle Commissioni Ambiente e Agricoltura del Senato e la predisposizione di una risoluzione al Ministero votata all’unanimità. Altro elemento interessante, le segnalazioni da tanti turisti sulla presenza di posidonia spiaggiata lungo le coste del Cilento. Ciò mi ha indotto a proporre al Ministro Costa l’aggiornamento della circolare ministeriale per la gestione sostenibile della posidonia e la predisposizione di un disegno di legge.Su questo aspetto importante per tutte le coste italiane, mi sono ad esempio confrontata con la collega sarda della commissione Ambiente della Camera per ampliare la prospettiva di risoluzione della questione. Un filo diretto tra cittadini e istituzioni è alla base del nostro lavoro di parlamentari. Avere consapevolezza di come gli italiani percepiscono i propri territori e quali difficoltà o problemi riscontrano è importante perché ci consente di tener presente nelle sedi istituzionali di tali criticità e cercare quindi di risolverle. Spesso mi accorgo che i cittadini sono sì sensibili, ma non hanno percezione del profondo stato di degrado nel quale si vive in certi luoghi. Ecco, la campagna Operazione Mare Blu ha anche lo scopo di indurre i cittadini a osservare i luoghi con occhi diversi, più consapevoli della bellezza dei luoghi e di quanto ognuno di noi può fare per mantenerli tali. Il degrado spesso è nel nostro atteggiamento e nel modo in cui guardiamo le cose. Dobbiamo rieducarci a leggere la bellezza di ciò che ci circonda e solo in questo modo potremo salvare il nostro mare e i suoi abitanti».

Come sappiamo, nel nostro Paese le zone d’ombra non mancano quando si parla di reati ambientali legati ai nostri mari. Per questo, potrebbero arrivare molte richieste di aiuto. Come ha intenzione gestirle?
«Anche nel corso delle precedenti edizioni sono arrivate numerose segnalazioni, le più disparate: da barche sotto costa a sporcizia accumulata sulle spiagge, da scarichi abusivi a lidi improvvisati su spiagge libere, da stabilimenti che non consentivano l’accesso alle persone con disabilità all’acqua del mare che in alcuni giorni diventava marrone. La foto inviatami di un cancello chiuso con un catenaccio arrugginito che vieta l’accesso alla libertà di poter godere la bellezza del mare è a mio avviso la sintesi di quanto lavoro ci sia da fare in Italia per affermare il diritto al bene comune.Il nostro mare e la vita che lo popola è sotto attacco, i fondali costieri ricchissimi di biodiversità sono minacciati dal cemento, dall’erosione costiera, dalle opere marittime, dagli scarichi tossici dei motori delle barche, e dagli scarichi civili e industriali (ricordiamoci infatti che non siamo riusciti a raggiungere lo stato di qualità buono, come richiesto dall’Europa), dalla pesca a strascico e dalla pesca illegale di fauna marina protetta, come il dattero di mare, dal prelievo della preziosissima sabbia, dalla scomparsa di tratti consistenti di prateria di Posidonia e di specie pregiate di pesci, l’acidificazione delle acque e le specie aliene. Il mare è la risorsa del futuro e va salvaguardata adesso. Il mare è di tutti e abbiamo il diritto di allacciare con esso un rapporto diretto, senza cancelli. A settembre preparerò un dossier di questi 3 anni di campagna e spero di poter evidenziare criticità e punti di forza da confrontare con i dati ufficiali».

Senatrice un’ultima domanda: a che punto è la Legge Salvamare?
«Stiamo calendarizzando le audizioni di esponenti istituzionali, di associazioni, esperti del settore che possano offrire il proprio contributo al miglioramento del disegno di legge che ricordo, riguarda la gestione dei rifiuti marini di origine antropica accidentalmente raccolti durante le operazioni di pesca da parte dei pescatori, che oggi vengono rigettati in mare. Dobbiamo assolutamente ridurre l’abbandono nell’ambiente di prodotti in plastica, come ad esempio buste per la spesa, piccoli oggetti, posate monouso, reti da pesca, che uccidono uccelli, pesci, tartarughe e altri animali. Non possiamo più consentirlo. Mi impegnerò con la commissione ad approvare la legge entro settembre. Questo è il mio impegno per il mare».

Ciro Oliviero

Redazione
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