Danni alla biblioteca Deledda di Ponticelli

Danni alla biblioteca Deledda di Ponticelli

Il raid alla biblioteca Deledda di Ponticelli è l’ultimo di una serie di attacchi alle realtà impegnate nel sociale a Napoli est

Questa notte ignoti hanno fatto irruzione nei locali della biblioteca Grazia Deledda di Ponticelli. Chi è entrato lo ha fatto dalla porta che da sul parco De Simone adiacente la struttura di Napoli est. Non è stato portato via nulla e non sono stati danneggiamenti gli arredamenti che i volontari delle tre realtà che gestiscono lo spazio hanno terminato di sistemare proprio nei giorni scorsi. Gli unici danni accertati sono ad alcune recinzioni, un infisso ed il vetro di una porta esterna.

Il danno materiale non è importante, ma le ripercussioni psicologiche sul lavoro dei volontari del progetto Socializziamo in biblioteca ci sono. Ci sono perché da mesi portano avanti un importante progetto con le sole forze della cooperativa Sepofà e delle associazioni Terra di Confine e Noi@Europe. Sono queste le tre realtà che gestiscono la struttura della VI Municipalità di Napoli. Struttura riaperta al pubblico poche settimane fa dopo la petizione lanciata dei promotori di Socializziamo in biblioteca.

«La municipalità è sotto assedio. Quella di questa mattina è solo la punta dell’iceberg di un problema ben più grande e che abbraccia tutto il quartiere. La nostra reazione – ha detto il presidente della coop Sepofà – deve essere quella di continuare con ancora più forza le nostre attività all’interno di questi presìdi. Ricordo che non è il primo atto criminale di questo tipo. Prima della Biblioteca Deledda è toccato all’istituto Bordiga, al Centro Polifunzionale dedicato a Ciro Colonna e ancora alla Società Operaia di Mutuo Soccorso a Barra sono stati rubati gli strumenti musicali. Da soli è chiaro che non possiamo combattere. Abbiamo bisogno della vicinanza delle istituzioni a tutti i livelli, partendo da quelle di prossimità che hanno in primis il compito di tutelare su questi luoghi. Soprattutto abbiamo bisogno della vicinanza della comunità, perché questi presidi di cultura sono di tutti e non solo delle realtà sociali che li animano. Solo con il combinato disposto di questi fattori possiamo tutelare e portare avanti e rigenerare queste realtà».

@dalsociale24

Redazione
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