Il Colloquio in scena al Napoli Teatro Festival

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Lo spettacolo racconta il carcere dal punto di vista dei familiari dei detenuti

Per anni il sistema di ammissione ai colloqui periodici con i detenuti presso il carcere di Poggioreale a Napoli è stato impresentabile e inaccettabile. I familiari erano costretti ad ora di fila, da prima dell’alba, senza la certezza di riuscire a far visita al congiunto. «Una situazione che ho conosciuto grazie ad un documentario di Gaetano Di Vaio di diversi anni fa. Mi è sembrato stimolante dal punto di vista teatrale», racconta il regista teatrale Eduardo Di Pietro. Da qui l’idea de Il Colloquio. Lo spettacolo che racconta la coda per l’ingresso ai colloquio con i detenuti dal punto di vista di tre donne di età diverse. Delle quali una incinta.

Il Collettivo LunAzione porta in scena lo spettacolo domenica 12 luglio alle 21. Il Colloquio, vincitore del Premio Scenario Periferie 2019, sarà in scena presso il Giardino Romantico di Palazzo Reale a Napoli nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia 2020. In scena Renato Bisogni, Alessandro Errico, Marco Montecatino. Prodotto da Fondazione Teatri di Napoli – Teatro Bellini Il Colloquio in autunno sarà in scena proprio presso il teatro Bellini di Napoli.

Un lavoro di documentazione. Prima attraverso articoli ed altro materiale documentaristico. Poi attraverso dei colloqui con familiari di detenuti. «In quei racconti ci sono famiglie disgregate a causa del carcere. Non solo per l’assenza quotidiana delle figure maschili, ma anche femminili che, molto spesso, venivano recluse per associazione o altri reati», spiega il regista de Il Colloquio. «Questioni delle quali queste donne parlavano con un’ironia che risultava sorprendente, spiazzante. Ma che al tempo stesso – aggiunge Di Pietro – ci ha consentito di acquisire una lente diversa per guardare la questione senza essere schiacciati dal peso della difficoltà umana, delle mostruosità che si legano a questo argomento».

Per questo spettacolo Eduardo Di Pietro ha intervistato anche delle guardie penitenziarie. «Quello che abbiamo rilevato è la conflittualità tra guardie e ladri, per usare il modo di dire. E parenti dei ladri in questo caso. L’argomento è letto in chiave oppressiva da un lato, e vittimismo dall’altro. Per i parenti la pena è sempre ingiusta e inadeguata. Dall’altro lato è inadeguato il sistema per la mancata tutela della polizia penitenziaria», racconta il regista dello spettacolo.

«All’interno dello spettacolo ci sono dinamiche, accadimenti, che possono sembrare paradossali, assurdi. Ma garantiamo la veridicità di tutto. Abbiamo solo rielaborato notizie di cui siamo venuti a conoscenza in maniera diretta. Tutto ciò che c’è di aneddotico, per quanto surreale, è comprovato. Abbiamo sentito forte la responsabilità di raccontare qualcosa che non conoscevamo».

Ciro Oliviero

Redazione
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