Michele Ammendola è stato un esempio

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Un simbolo dell’antimafia dei fatti, non urlata,del sostegno ai più fragili, dell’accoglienza

Quando muore qualcuno si dice (quasi) sempre che fosse una persona ben voluta da tutti. Un pezzo di pane. Un bravo ragazzo. Modi di dire che si affibbiano a destra e a manca ogni giorno. Quando si tratta di una persona mediamente riconoscibile il tam tam social è ancora più forte. Nel caso di Michele Ammendola è davvero così. Era davvero una persona buona. Un simbolo dell’antimafia dei fatti, non urlata. Nella sua attività utilizzava quasi esclusivamente prodotti provenienti da terreni confiscati alle organizzazioni criminali. Venivano impiegate come camerieri o cuochi persone fragili. Michele era un simbolo del sostegno ai più fragili, dell’accoglienza. La sua pizzeria Porta Pazienza (ex Masaniello) nel quartiere Pilastro di Bologna ne era il plastico esempio.

Era un napoletano trapianto in Emilia. Avrebbe compiuto 46 anni il prossimo 17 gennaio. Lascia la moglie Alessandra ed i figli Francesco e Luca. Una perdita che chi lo ha conosciuto fa fatica a descrivere. Sarebbe dovuto essere ospite in un progetto che dalSociale24 sta portando avanti con la cooperativa sociale Sepofà e l’associazione Let’s do It! Italy. In questi giorni avrebbe dovuto intervistarlo per noi Roberto Malfatti. Non ce l’ha fatta. Michele è stato stroncato da un infarto. Queste poche righe erano doverose per salutarlo.

@ciro_oliviero

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